MOCA, L’AZIENDA TREVIGIANA CHE PENSA AL WELFARE E PUNTA SUI GIOVANI

Corsi di formazione e viaggi all’estero pagati. Età media dei dipendenti: 32 anni
TREVISO – La squadra al completo conta 43 dipendenti più due soci. Età media: 32 anni. Un fatturato che fa registrare un +20% e un centinaio di aziende-clienti in tutta Italia. Sono i principali numeri che raccontano MOCA, agenzia trevigiana di web marketing specializzata nell’affiancare le imprese che mirano a potenziare il proprio business grazie a Internet. Più dei numeri, però, dicono le scelte in tema di welfare. Alla voce “formazione”, ad esempio, risponde un gruzzolo tra i 1.500 e i 2.000 euro messo ogni anno a disposizione di ciascun membro del team perché arricchisca il suo bagaglio di conoscenze, utili per la professione ma non solo. Dai corsi in inglese ai viaggi all’estero: tutto a spese dell’azienda per la crescita dei propri dipendenti. Negli ultimi cinque anni la cifra investita ha sfiorato quota 160mila euro. Una somma che nasconde la filosofia del cosiddetto “metodo MOCA”: “porre le persone al centro, trasformare le ore di lavoro in tempo speso a condividere valori e a scambiarsi passioni”. Normalmente impegnati a mettere a frutto i soldi degli imprenditori per intensificare il traffico sui siti web e la visibilità dei loro brand, in piena emergenza Covid, mentre tutta Italia era chiusa in casa, il supporto di questi ragazzi per alcune realtà è stato decisivo, da quelle che producono materassi a quelle che diffondono cultura (vedi la trevigiana “Linea d’ombra” di Marco Goldin). C’è chi ha puntato tutto sull’e-commerce e chi ha scommesso su un nuovo modello di business tarato sull’online, nostra unica vetrina sul mondo reale durante la quarantena. «La prima cosa che è balzata all’occhio durante il lockdown – commenta Andrea Sportillo, responsabile commerciale di MOCA – è stata l’intensificarsi del traffico in rete. C’erano più persone connesse, di target diverso, che navigavano più a lungo preferendo, in totale inversione di tendenza, il computer allo smartphone.Con i negozi chiusi e le strade deserte a molti imprenditori tutto questo traffico nel mondo virtuale è parso subito un’opportunità per recuperare liquidità e clienti. Ci sono arrivate decine di richieste per attivare canali di vendita online (perlopiù ex novo) ma, a dispetto delle aspettative e ad esclusione dei beni di uso quotidiano o di stretta necessità (dai vini ai disinfettanti), il raccolto è stato in linea se non peggiore del solito. Con l’e-commerce la concorrenza non conosce confini e per vincerla servono metodo, competenze e personale. Non ci si improvvisa.Vincente è stato invece l’atteggiamento di chi su nostro consiglio ha investito il tempo della quarantena per perfezionare l’esperienza di navigazione degli utenti nel proprio sito e per curare contatti già attivi.Ma soprattutto ha retto bene il colpo chi ha scommesso su nuovi modelli di business, trasformando o riconvertendo potenzialità e punti di forza dell’azienda secondo le regole del web. Se la mostra smette di essere il canale di riferimento, ad esempio, perché non realizzare dei video per i social network per ingannare l’attesa del pubblico raccontando il lavoro dell’artista e le sue opere? La società diretta da Marco Goldin “Linea d’ombra” ne ha realizzati una ventina totalizzando 7 milioni e mezzo di visualizzazioni.Se negli ultimi anni – riflette infine Andrea Sportillo – avevamo segnato un 20% di investimenti online in più anno su anno, per molti imprenditori il Covid ha funzionato da acceleratore della consapevolezza digitale, condizione di base per ottenere il massimo dai propri investimenti online».

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