QUASI DUEMILA LAVORATORI TREVIGIANI A RISCHIO QUARANTENA DOPO LE FERIE

Dipendenti stranieri dell’artigianato di rientro dai paesi d’origine
TREVISO – Quasi duemila dipendenti stranieri delle piccole imprese trevigiane rischiano di non poter riprendere il lavoro al rientro delle ferie. Con la proroga dello stato di emergenza sino al 15 ottobre, infatti, anche in Veneto è stata data continuità alle misure restrittive anti-contagio Covid relative ai soggiorni all’estero. Ciò significa, tra l’altro, che i lavoratori di ritorno dall’aver trascorso un periodo di vacanza nel proprio paese d’origine dovranno osservare quattordici giorni di quarantena, prima di poter tornare in azienda.Secondo la Confartigianato Marca Trevigiana, la procedura porrà non pochi problemi organizzativi alle ditte. “La criticità è tanto più elevata quanto più il datore di lavoro ha alle proprie dipendenze collaboratori di nazionalità relativa a stati ad alto rischio Covid,  per i quali la pausa estiva generalmente coincide con un momento di ricongiungimento con la propria famiglia nel paese di origine”, spiega Vendemiano Sartor presidente provinciale di Confartigianato.Dall’osservatorio associativo emerge che su un campione di 3.500 imprese artigiane e pmi monitorate attive nei settori metalmeccanica, tessile e calzaturiero, edilizia, legno e trasporto merci, che occupano complessivamente 14.600 dipendenti, ben 1.900 (13%) hanno nazionalità a rischio Covid: Romania 30%, Albania 13%, Macedonia 8%, Marocco 7%, Cina 6%, Kosovo 5%, Senegal 4%, India 3%, Moldavia 3% Bosnia Erzegovina 2%, altri stati 20%.
“L’isolamento al rientro da ferie – aggiunge Sartor -, oltre a compromettere la produttività dell’azienda, si traduce in un costo importante stimato, su un salario medio di un operaio, in non meno di 600 euro tra integrazione salariale all’indennità INPS e altri oneri, poiché l’assenza si giustifica come malattia”.
Per questo l’associazione imprenditoriale sollecita l’applicazione dell’apposito fondo a sostegno delle imprese. “Premesso che la tutela della salute e l’applicazione delle norme anticontagio sono dei valori indiscussi – ribadisce il presidente -, e che le competenze che garantiscono questi lavoratori stranieri sono fattore di competitività per il tessuto economico trevigiano, è indispensabile che il fondo previsto dall’articolo 26 del decreto legge 18/2020 dello scoro 17 marzo, pari a 380 milioni di euro, istituto per rimborsare all’imprenditore il costo del lavoro sostenuto per periodi di assenza del personale dovuti a isolamento fiduciario, sia reso al più presto operativo e che i lavoratori pianifichino con responsabilità i loro soggiorni fuori dai confini nazionali”.

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