IL SINDACO CONTE: “CHIEDIAMO I DANNI ALLO STATO”

"Batosta per la città, la struttura andava chiusa"
TREVISO – “Il nuovo focolaio all’interno della struttura genera un danno incalcolabile, anche in termini di immagine, al nostro territorio del quale lo stato dovrà rendere conto». Così il sindaco di Treviso Mario Conte, dopo aver appreso la notizia della positività al tampone di 129 migranti all’interno della Caserma Serena, ora in isolamento all’interno dell’ex complesso militare. “Ci stavamo riprendendo – continua il sindaco -, il turismo stava nuovamente vedendo la luce dopo una primavera terribile e con questa batosta ci ritroviamo a terra, dopo che il Governo non ha mai ascoltato la nostra richiesta di chiudere la caserma. A dire il vero, stiamo ancora aspettando che il ministro dell’Interno Lamorgese venga a vedere con i suoi occhi la situazione dopo la nota rivolta dello scorso giugno. Sono arrabbiato perché ora ci troviamo a fronteggiare una nuova emergenza. E la colpa non è dei nostri cittadini”.

Visentin (Cgil): “No a toni da campagna elettorale”
“Da quando, causa il decreto Salvini, sono stati tagliati i fondi per l’accoglienza diffusa e per i servizi di integrazione dei migranti erogati dalle cooperative del territorio, sono stati creati dei ghetti e nei ghetti il rischio di epidemia aumenta esponenzialmente. Ora, alle porte del capoluogo della Marca, abbiamo a che fare con un’emergenza grave e drammatica che non può essere gestita a suon di slogan da campagna elettorale ma con grande senso di responsabilità dai soggetti coinvolti e dalle Istituzioni”. Questa la presa di posizione di Mauro Visentin, segretario generale Cgil di Treviso, che con apprensione si sta interessando al focolaio scoppiato alle caserme Serena e che al momento conta già 129 positivi allo screening a tampone effettuato dall’ULSS 2.
“Non sono arrivati da Paesi lontani con il virus, ma l’hanno contratto qui, a Treviso, nel nostro territorio, stando nel luogo in cui sono costretti a stare – puntualizza il leader sindacale -, tutti insieme e privati di quei servizi di accoglienza e integrazione efficienti che garantivano una corretta gestione dell’immigrazione, fatta di piccoli numeri. La creazione dei ghetti non è stata sicuramente la risposta al fenomeno migratorio, tantomeno alla prevenzione del contagio. È più che probabile poi che molti di loro svolgano lavoro nero per trevigiani e che in questo momento terrorizzati come sono non indichino per chi, con dei risvolti sulla diffusione facili da immaginare”.
“Detto chi ha determinato questa drammatica situazione con sbagliate scelte di governo e con il taglio dei fondi – continua Visentin – non si può fare altro che rimboccarsi le maniche. Ora abbiamo un’emergenza grave da risolvere, le Istituzioni non facciano campagna elettorale, nessuna strumentalizzazione politica ma con senso di responsabilità, dovere civico, e senza procurare nei cittadini ancora più tensioni e paure di quelle che quotidianamente già viviamo, collaborare alla risoluzione della vicenda, scongiurando che il contagio dilaghi tra i lavoratori addetti all’interno della caserma e sul territorio”.

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