CICLONE COVID SULL’INDUSTRIA DI TREVISO E PADOVA

Per un’impresa su quattro a giugno produzine giù del 40%
TREVISO/PADOVA – Gli effetti della pandemia di Covid 19 si abbattono sull’industria padovana e trevigiano. Nel primo trimestre 2020, secondo l’indagine diffusa da Assidustria, nelle due province la produzione cede in media il 6,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con picco negativo nelle piccole imprese fino a 20 addetti (-17,3%). Affonda il fatturato in Italia (-10,4%), con perdite attorno al 20% per le più piccole. Migliore tenuta per l’export che contiene il calo al 2,1%, con una domanda internazionale debole ma ancora presente nei due mesi iniziali dell’anno, prima della frenata di marzo. Gli ordini invertono la tendenza debolmente positiva nel 2019 (+0,9%) e cedono terreno, con una netta contrazione del 7% destinata ad allargarsi. Forti tensioni sulla liquidità aziendale e i pagamenti, giudicati in ritardo dal 61% delle imprese . Tiene nel complesso il numero degli occupati (-1,6%), grazie al ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. La prospettiva è di un ulteriore e più profondo crollo nel secondo trimestre, quando il blocco delle attività impatterà in pieno: una impresa su quattro stima a giugno una perdita di produzione e fatturato superiore al 40%. E non ci saranno esportazioni a salvarci, anzi oltre due terzi prevedono una contrazione in questa voce.

Anche Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro, non nasconde il rischio di una prossima fase di gravi difficoltà: «I risultati dell’indagine danno la prima misura effettiva della profondità di impatto del virus sulla manifattura che rischia di allargarsi ancora di più e dell’ingresso in una fase di eccezionali difficoltà economiche – dichiara la leader degli industriali trevigiani e patavini -. Una caduta senza precedenti che mette a rischio la tenuta sociale, anche delle aree più produttive del Paese, del lavoro autonomo e della manifattura, come il Veneto, più colpite anche da un punto di vista economico. Purtroppo la ripartenza sarà incerta e prudente, cosa che vediamo già sia sul fronte dell’export che su quello, congelato, della domanda interna. Il Dl Rilancio è un intervento corposo e complesso, fatto di integrazioni al reddito, bonus vari, trasferimenti a fondo perduto necessari, ma fin troppo frammentati, per attenuare l’effetto dello shock economico e che dovranno tradursi in aiuti concreti alle persone e alle attività economiche: ulteriori ritardi non saranno più tollerabili. Misure “difensive” per aiutare il Paese a sopravvivere, ma la spinta per il rilancio dell’economia è un’altra cosa. Non si può andare avanti con la politica dei sussidi e gli interventi a pioggia, senza una visione a medio-lungo termine che indichi con chiarezza le priorità del Paese, all’altezza della seconda manifattura d’Europa, che non vuole retrocedere, senza un investimento strategico e mirato nell’industria. Aziende e posti di lavoro non si salvano per legge ma con gli investimenti».

«Lo stop all’Irap di giugno è un primo segnale importante, semplice e automatico – aggiunge Massimo Finco, Presidente Vicario di Assindustria Venetocentro – dopo la proposta del Presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, da completare con una riforma fiscale complessiva. E anche il rafforzamento di ecobonus e sismabonus. Ma al Governo chiediamo più coraggio e confronto con gli imprenditori e meno compromessi politici al ribasso. Più vicinanza ai produttori, da Nord a Sud, e meno pulsioni assistenziali per accelerare la Fase 3 e traguardare una nuova idea di Paese: dal fisco alle infrastrutture, dal lavoro alle reti, dalla sostenibilità alla mobilità. Chiediamo di ricorrere a tutte le risorse europee, comprese quelle del MES per spese sanitarie, in modo da liberare spazi di bilancio da destinare a investimenti nella ripresa del sistema produttivo. A cominciare dalla vera e propria abolizione dell’Irap (per il Veneto 2 miliardi di euro), dal pagamento di tutti i debiti della PA verso le imprese e sblocco delle opere pubbliche già finanziate. E dal rilancio con più risorse del Piano Industria 4.0 visto che a questa crisi sopravviverà chi investirà. È l’unica strada per impedire che a un debito verso il 160% si accompagni in autunno l’esplosione di una vera emergenza sociale».

«Subito una norma – chiosano Piovesana e Finco – che fughi ogni dubbio interpretativo che, in caso di contagio, non c’è responsabilità civile penale dell’imprenditore che rispetta i protocolli di tutela della salute e della sicurezza».

«La risposta massiva delle imprese a questa indagine, la prima sugli effetti di Covid-19 – aggiunge Leopoldo Destro, Vicepresidente di Assindustria Venetocentro delegato all’Ufficio Studi – conferma l’impatto devastante e la preoccupazione diffusa degli imprenditori. La crisi che stiamo vivendo è unica, perché riguarda sia la domanda che l’offerta e non ha risparmiato nessuno, con un mix micidiale tra crollo della produzione e delle commesse. C’è anche un altro dato che merita rilevare e che dà sostanza alla resilienza e alla responsabilità di tanti imprenditori. Mi riferisco alla maggioranza impegnata a difendere il lavoro, a non recidere il legame con le persone, anticipando in molti casi la cassa integrazione, preservando competenze e coesione per ricostruire insieme. E a quel 49,7% che conferma o irrobustisce gli investimenti per l’anno in corso. In un periodo in cui i paradigmi economici sembrano rimettere tutto in discussione, le aziende sane devono contribuire in modo ancora più energico alla ripresa economica e sociale. E lo Stato ha il dovere di stimolare gli investimenti con un piano straordinario senza precedenti».

Tra le strategie che le imprese padovane e trevigiane ritengono di mettere in campo – avendo come presupposto imprescindibile il ritorno graduale alla (nuova) normalità – emergono: ricorrere al credito (40,1%), ricalibrare il paniere di beni e prodotti venduti (27,5%), ridurre temporaneamente il personale usufruendo degli ammortizzatori sociali (19,4%), aumentare la quota di vendite tramite e-commerce (17,4%), ricalibrare i Paesi di destinazione dell’export (16,3%).

Tra i provvedimenti di emanazione del Governo, quelli ritenuti più efficaci per mitigare gli effetti negativi dello shock da Covid-19 riguardano: la sospensione degli obblighi contributivi e fiscali, il supporto a credito e liquidità tramite finanziamenti garantiti dallo Stato o a fondo perduto, l’avvio di un piano di investimenti pubblici e lo sblocco immediato dei cantieri di grandi e piccole opere, l’estensione della Cig straordinaria, la moratoria sui finanziamenti, il pagamento immediato dei debiti della PA verso i fornitori.

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