SCONTRO TRA GOVERNO E REGIONI SULLA FASE 2

Ipotesi di riaperture su base regionale, ma Conte chiede unità

TREVISO – E’ scontro tra Governo e regioni sulla fase 2. Da una parte i governatori che allentano la morsa qualche giorno prima, come ad esempio il Veneto, in cui Zaia firma ordinanze per far ripartire, sempre con le dovute cautele, l’economia. E dall’altra parte c’è il premier Conte che non ha gradito l’uscita dalle righe e che avverte”: Siamo pronti ad impugnare alcune ordinanze”.
Per il Governo è presto per riaprire tutto adesso, ma il nuovo Dpcm è stato ricoperto di critiche da industriali, artigiani, commercianti e religiosi.
Gli italiani sono stanchi di questa situazione, e c’è chi non riuscirà più a riaprire se la data sarà confermata al 1° giugno. L’economia è in ginocchio, ma Conte nel suo discorso ha ribadito più volte che non è alla ricerca di consensi, bensì sta cercando di fare la cosa giusta, chiedendo alle Regioni supporto e coerenza.
Ma in Lombardia Attilio Fontana vuole riaprire alla celebrazione delle messe, in Veneto sono già permessi il cibo take away, l’attività fisica nel territorio comunale e il raggiungimento delle seconde case.
Dall’Emilia Romagna arrivano più richieste per riaprire bar e ristoranti, la Valle D’Aosta vorrebbe riaprire le scuole a giorni, e Toti in Liguria annuncia di voler realizzare una rivolta per avere più libertà sulla riapertura.
Il premier in visita a Milano ha ricordato che serve ancora pazienza e sacrificio perché siamo nella fase di convivenza con il virus, non nella fase di liberazione dal virus. La gente continua a morire in Italia per coronavirus, e anche se il peggio è passato, i contagi non si sono fermati: solo domenica se ne sono registrati 2.300 in più, e sarebbe da irresponsabili tornare adesso alla normalità, e irrispettoso nei confronti di chi è morto.
Diversi ministri hanno anche fatto sapere che avrebbero allentato le misure di sicurezza in tutta Italia, escludendo le regioni più colpite, Lombardia e Piemonte, dove le norme dovrebbero essere più rigide e dove i dati dell’epidemia sono tutt’altro che rassicuranti. Quindi da una parte le Regioni vorrebbero essere libere di decidere da sé, e dall’altra il Governo ammonisce e chiede unità nazionale e rispetto dei decreti.


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