IL VESCOVO DI TREVISO IN VISITA AL COVID HOSPITAL SAN CAMILLO

Monsignor Tomasi ha celebrato la messa
TREVISO – Nuova visita questa mattina, dopo quella di Pasquetta, del vescovo Michele Tomasi al Covid – hospital San Camillo di Treviso, dove ha celebrato la messa nella festa di San Marco evangelista. Il Vescovo è stato salutato dal direttore sanitario, il dott. Augusto Coan, e dal dott. Andrea Beltramin, primario della Terapia riabilitativa. L’accoglienza gli è stata data anche dalle religiose Figlie di San Camillo e dal direttore amministrativo, suor Lancy Ezhupara, oltre che da alcuni pazienti e operatori sanitari nel cortile dell’ospedale, che hanno salutato il Vescovo con uno striscione di benvenuto decorato con dei “boccoli” di rosa, in omaggio alla tradizione del giorno di San Marco.
Ricordando la figura dell’evangelista Marco, che ha scritto i racconti delle vicende di Gesù narrate dalla voce viva degli Apostoli, mons. Tomasi, nell’omelia, ha fatto notare quanto deve essere stata “dirompente in quella prima comunità la presenza di Gesù risorto che dice a tutti che anche l’ultimo nemico è vinto: la morte. Un uomo che si manifesta come la presenza viva di Dio nella nostra storia, che rompe il nostro orizzonte e apre alla speranza, che ci dice che anche la prova più dura, anche là dove sentiamo di essere soli, dove temiamo di essere abbandonati, là c’è la presenza viva del Risorto. Ha cambiato veramente la storia e l’orizzonte dell’umanità” ha sottolineato mons. Tomasi, ricordando che nel brano del vangelo di oggi Gesù appare agli Undici e “pensa già a noi, perché li invita ad andare in tutto il mondo e a proclamare il Vangelo a ogni creatura”. Tra i segni che “accompagneranno quelli che credono”, c’è anche la guarigione dei malati. “Quante volte voi qui affrontate la malattia, il dolore… ora anche questo virus, che non è l’ultima parola – ha ribadito il Vescovo -. L’ultima parola è la forza di chi si impegna con tutto se stesso per esserci, con i malati, con i sofferenti, con i piccoli, con i deboli, senza abbandonarli, testimoniando che la vita è bella se è vissuta così, in questo servizio, in un impegno per la vita che coinvolge tutte le energie e possibilità umane, la passione, l’intelligenza, lo studio, il rispetto delle indicazioni di prudenza. E’ questa la guarigione che viene cercata con impegno e dedizione. E anche quando tocchiamo il limite, ci viene detto che tutto lo sforzo di amore profuso rimane, in eterno, perché noi abbiamo speranza nel Signore risorto, certi che saremo accolti dal suo abbraccio di pace, e che ci darà forza e vita in eterno. Questa vita che voi qui, adesso, difendete, curate, accompagnate, perché possa fiorire nell’anima, nello spirito e nel cuore”.
Ringraziando il Signore per la testimonianza degli apostoli, per gli evangelisti e per san Marco, patrono della vicina diocesi di Venezia, il vescovo ha detto di ringraziare e pregare il Signore “per voi tutti, per il vostro servizio, per la vostra missione” augurandosi che per il futuro “come società, siamo capaci di essere più aperti al bene di tutti. E voi sarete ancora qui, a servizio dei malati. Non sarete dimenticati dopo, finita questa emergenza. Il Signore ricorda, è fedele, è sempre con noi”.
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