“RIAPRIRE SUBITO IN SICUREZZA O L’INDUSTRIA MORIRÀ”

L’appello dei presidenti di Convindustria di Padova, Treviso, Belluno, Venezia, Rovigo
TREVISO – Un’economia colpita al cuore. Uno shock imprevedibile e feroce, paragonabile a quello di una guerra. Che, mutuando le stime del Centro Studi Confindustria (Pil -10% nel primo semestre 2020) e lo scenario migliore tra quelli ipotizzati (uscita dalla fase acuta dell’emergenza sanitaria e il 90% delle aziende che riprendono l’attività entro maggio), porterà a una perdita del Pil di 4 miliardi per ogni settimana di chiusura in Veneto nel primo semestre, quasi 2,5 miliardi per ogni settimana di chiusura nei territori di Padova e Treviso, Belluno, Venezia e Rovigo a trazione manifatturiera ed export oriented.

Non solo è messa a dura prova la sopravvivenza stessa di intere filiere produttive, ma anche la tenuta di quattordici distretti strategici per l’economia del Veneto e del Paese, che nel 2018 hanno esportato prodotti per un valore complessivo di 14 miliardi di euro: la termomeccanica e le macchine agricole di Padova, il calzaturiero della Riviera del Brenta, il vetro artistico di Murano, l’occhialeria di Belluno, il legno e arredo e il tessile e abbigliamento di Treviso, lo sportsystem di Asolo e Montebelluna, le materie plastiche di Treviso e Padova, i sistemi per l’illuminazione di Treviso e Venezia, l’ittico di Rovigo e Chioggia, la giostra del Polesine, l’elettrodomestico di Treviso, il Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

«La crisi economica indotta dal Covid-19 sta investendo le nostre imprese, con una violenza e una rapidità che non hanno precedenti, e mette a rischio la tenuta economica e sociale, anche delle aree più produttive del Paese, come il Veneto».
«Se l’obiettivo indicato dal premier Conte alle Camere è fare il possibile per preservare l’integrità del nostro tessuto produttivo, la strada è agire subito, senza tentennamenti, superando gli anacronismi dei codici ATECO, per difendere lavoratori, imprese, famiglie. E assumersi la responsabilità di una scelta che è politica, senza lo scudo dei comitati di esperti dietro cui nascondersi per rinviare decisioni».

«Il tempo è nostro nemico. Continuare a non produrre, mentre gli altri Paesi lo fanno, significa perdere ordini, clienti, posti di lavoro, relazioni internazionali e quote di mercato in modo irreversibile. Se non ci sarà una decisione chiara, univoca e in tempi rapidissimi sull’allentamento del regime attuale delle restrizioni alle attività produttive, rischiamo danni permanenti e irreversibili, a cominciare dalla perdita di un pezzo rilevante della nostra industria, di lavoro e competenze, che non arriverà a vedere la fine del lockdown».

«Chiediamo al premier Conte che tutte le imprese capaci di garantire le imprescindibili, ripetiamo, imprescindibili precondizioni di sicurezza, siano messe in condizione di riaprire già dalla prossima settimana. A cominciare da filiere essenziali come meccanica, moda, legno-arredo e dai distretti strategici del Made in Italy. La strada più veloce in una recessione tremenda come quella che dovremo affrontare non sarà forse perfetta ma sarà la migliore».


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