PERDITE TRA 50MILA E 500MILA EURO PER GLI IMPIANTI NATATORI

Valentini: "Senza misure adeguate, sistema a rischio collasso"
TREVISO – È una fotografia impietosa, quella scattata dall’indagine, condotta da Assonuoto, EAA e ANIF, sull’impatto economico che l’emergenza Coronavirus ha avuto sugli impianti natatori. Un’indagine, realizzata a livello nazionale a sostegno delle proposte che la Federazione Italiana Nuoto sta sottoponendo al Governo, che tra tutte le regioni italiane ha visto la partecipazione più numerosa da parte delle società sportive e dei gestori di impianti pubblici e privati del Veneto: sono state 77, in particolare, le società venete (circa l’80% del totale presente sul territorio regionale) che hanno aderito all’iniziativa, rispondendo ai quesiti di un sondaggio che ha messo a fuoco lo stato di salute del settore dopo la chiusura degli impianti sportivi, disposta dapprima in via temporanea con il DPCM del 22 febbraio e poi definitiva con quello dello scorso 8 marzo.I dati economici restituiti dal sondaggio affermano che in questo periodo circa il 40% delle società sportive che gestiscono impianti natatori ha subito perdite fino a 50mila euro, mentre il 33% attesterebbe una diminuzione dei ricavi fino a 100mila euro; per un gestore su quattro, invece, le perdite sarebbero addirittura comprese tra i 200 e i 500mila euro. Per un mondo, composto da associazioni sportive dilettantistiche, che hanno la propria unica fonte di ricavi negli ingressi in piscina, la sospensione delle attività ha provocato una grave crisi di liquidità che oggi minaccia la tenuta di un servizio rivolto a persone di ogni età ed estrazione sociale e che impiega migliaia di collaboratori.«Le piscine, per la varietà di discipline che propongono, coinvolgono trasversalmente tutta la popolazione e sono di gran lunga la tipologia di impianti sportivi più frequentata – spiega Roberto Cognonato, presidente del Comitato regionale FIN Veneto – per questo motivo, richiedono anche un massiccio impiego di collaboratori: dal sondaggio realizzato, in particolare, emerge che oltre il 55% dei gestori occupa fino a 30 collaboratori, il 20% fino a 50, un 12% fino a 80 e la restante parte supera anche questa soglia. Se l’emergenza finisse domani, non saremmo in grado di retribuire istruttori, assistenti bagnanti e altre figure che permettono lo svolgimento quotidiano delle attività sportive».«Urgono misure a sostegno della liquidità, che intervengano sulle voci di bilancio più pesanti per le società sportive – afferma Alessandro Valentini, presidente di Assonuoto – L’indagine realizzata individua come principali esigenze a sostegno della ripresa la sospensione delle incombenze fiscali, delle bollette di energia elettrica, gas e acqua, dei mutui, la libera negoziazione per il prolungamento delle convenzioni e la modifica delle aliquote IVA».In ballo, d’altra parte, non c’è solo lo sport, ma un’intera filiera economica, con un volume d’affari stimato a livello nazionale in 2,4 miliardi di Euro (circa il 30% di quanto esprime l’industria dell’articolo sportivo). Gli impianti natatori, infatti, sono strutture tecnologiche, energivore e ad alti costi di manutenzione, che necessitano di interventi frequenti e che negli ultimi vent’anni sono state oggetto di riqualificazioni strutturali ed energetiche. Le associazioni sportive hanno fortemente investito per rendere le piscine più moderne ed efficienti, pagando di tasca propria anche gli interventi negli impianti pubblici (perchéle amministrazioni comunali sempre più spesso non sono grado di sostenere i costi di manutenzione straordinaria), caricandosi pesanti indebitamenti. «L’emergenza Coronavirus ha messo a nudo le fragilità di un mondo chiamato oggi a fare squadra per la propria sopravvivenza – conclude Cognonato – Tutto il movimento sportivo che si riconosce nella Federazione Italiana Nuoto sostiene il messaggio che il presidente Paolo Barelli sta portando agli esponenti di Governo: in ballo non ci sono solo le massime competizioni sportive, come le Olimpiadi o il campionato di calcio, ma soprattutto le attività sportive di base, la cui continuità è oggi seriamente minacciata. Le società sportive, d’altra parte, offrono un ampio servizio alla comunità, integrano la funzione educativa di scuole e famiglie, favoriscono l’inclusione sociale delle fasce deboli e supportano il sistema sanitario nelle attività di prevenzione. Se non ci fosse tutto questo, non ci sarebbero neanche le Pellegrini, i Magnini e i Rosolino che portano prestigio all’Italia nei Giochi Olimpici».

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