PILLOLE DI GOLF/309: NEL “BARRACUDA”, A MORDERE È L’AMERICANO MORIKAWA

Il torneo in Nevada uno degli ultimi giocati prima dello stop
RENO (USA) – Il torneo ha avuto luogo in un momento in cui i big mondiali erano impegnati a Memphis, nel Tennessee, ad affrontarsi nel WGC-FedEx St. Jude, mentre gli appassionati di Golf erano attratti a seguire questo campionato, il Barracuda, ufficialmente denominato Reno-Tahoe Open. Si tratta di un torneo di Golf professionistico del Tour PGA che si gioca in Nevada, denominato oggi Barracuda per scopi pubblicitari. Il torneo è rimasto famoso perché nel 1948 fu vinto dal leggendario Ben Hogan, il più grande Campione di Golf di tutti tempi. Ho potuto in parte seguire la gara, ma non abbiamo più potuto proporla, lo facciamo ora, che lo sport è fermo.
Reno, è la più grande città del nord Nevada, piacevole alternativa a Las Vegas, ricca di interessi ludici di qualità. Il golfista qui può godere di numerose attività: Può farsi 18 buche al mattino, un percorso con la zattera o altri sport plein air nel pomeriggio, e ai tavoli di gioco la sera. I Campi da golf nei dintorni, sono quarantacinque.
Il Barracuda Championship si è giocato al Montreux Golf and Country, un Par 72 progettato da Jack Nicklaus, collocato tra la città e il lago Tahoe. Scrupolosamente curati, i green fanno scena con le Sierras innevate all’orizzonte. Nell’originalità del Campo, spicca una buca in particolare: la 17, un par 4 che dal tee al fairway ha un dislivello di ben 42 metri, sembra di dover spiccare il volo.
Tra i grandi, a disputare il Barracuda c’era l’irlandese Padraig Harrington e il tedesco Martin Kaymer, ma anche l’italiano Andrea Pavan. E ai nastri di partenza c’era anche un indiano, Arijun Atwal, il primo della sua nazione a giocare e a vincere sul circuito. A difendere il titolo, era lo statunitense David Robert Duval, ex numero 1 al mondo del ranking ufficiale, che nel 2001 ha vinto il British Open. Molto particolare era la formula di gara: una stableford modificata, per favorire lo spettacolo, che assegna il punteggio in maniera del tutto anomala; si attribuiscono 8 punti per un Albatross, cinque per un Eagle, due per un Birdie, niente punti per il Par; penalizza inoltre di un punto il Bogey, e di tre il doppio bogey.
Il montepremi di 3.500 dollari, non era ricco, ma il trionfo, foriero di aspettative per il vincitore.
Il maltempo caratterizza la prima giornata. Ciononostante, ha un grande avvio lo svedese David Lingmerth, che prende il comando con “+18”, davanti agli americani Robert Streb e Tom Hoge, e al sudafricano Tyron Van Aswegen, tutti tre indietro di cinque punti. Completate le 12 buche in par, Andrea Pavan si trova con il gioco sospeso causa tuoni, fulmini, e tempesta. Nella classifica provvisoria, frutto di un terzo di gara giocata, l’azzurro è al 92° posto. Una saetta, non appartenente alle intemperie, è stata la buca in uno di Tommy Gainey, che ha centrato direttamente dal tee la buca 7, par 3 di 141 metri.
La stravagante particolarità con cui vengono calcolati i punteggi, che contrariamente a quanto siamo abituati vede il segno + con la positività nel significato, fa pensare che saranno frequenti i cambi di guardia.
La seconda giornata è ancora più complicata, per una pioggia incessante, che costringe i responsabili a sospendere il gioco, con tanti giocatori bloccati dopo poche buche. Il superamento del taglio viene così procrastinato alla terza giornata. David Lingmerth, leader dopo la prima manche, riesce a giocarne quattro di buche; è nono, con +17. La classifica provvisoria è guidata dallo statunitense Tom Hoge (+21). Se nelle difficoltà ieri c’era stato spettacolo con una Hole in one, oggi viene messo in scena un Eagle: lo fa l’austriaco Sepp Straka, che realizza il miglior punteggio di giornata (+15), merito dei 5 punti conquistati con l’Eagle. Andrea Pavan, uno dei pochi ad aver completato il giro, fa un bel gioco; è (+13), frutto di cinque birdie e un solo bogey, sale al ventottesimo posto. Seppur che numerosi giocatori non hanno potuto terminare e quindi avrebbero potuto risalire dalle retrovie, l’azzurro non si è messo problemi relativamente al taglio.
Finalmente, tornato il tempo sereno, la gara riprende vigore e recupera la regolarità del programma, sconvolto dalle sospensioni dei giorni precedenti. Sale al comando il 33enne statunitense Troy Merritt (+37), protagonista di uno strepitoso giro in cui, oltre a quattro Birdie realizza ben due Eagle, e si lascia alle spalle i connazionali Robert Streb (+35) e Collin Morikawa (+33). Andrea Pavan, nel desiderio di piazzarsi tra i primi dieci, cosa che gli farebbe guadagnare terreno nei riguardi dei prossimi incontri, fa (+11) di giornata. Per sei birdie e un solo bogey attua il suo miglior giro, e sale in ventiquattresima posizione. Un punto più indietro, c’è il quartetto formato dagli americani Cameron Tringale, Ryan Palmer, Jonathan Byrd e Will Gordon (+29), seguiti a loro volta da un secondo quartetto.
Nella giornata finale, a trionfare è il ventiduenne californiano Collin Morikawa una promessa del golf americano, che precede una lunga lista di professionisti a stelle e strisce. I sette birdie che segna nell’ultimo giro, inseriti in questo particolare format di punteggio, significano per Morikawa un totale di +47. Lo portano al primo trionfo da professionista a meno di due mesi dalla nomina, in testa nella classifica rispetto a tanti suoi connazionali. Troy Merritt (+44) con +7 di giornata conquista il secondo posto, mentre si piazzano terzi John Chin e Robert Streb (+40). Andrea Pavan, che aveva tanto sperato di rientrare nella top ten, gioca bene dodici buche, ma s’imbatte poi in tre bogey nelle ultime sei; chiude il Barracuda Championship, svolto comunque con una solida prestazione, dovendosi accontentare di un dignitoso 25° posto.
Paolo Pilla


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