LA PICCOLA IMPRESA VA MEGLIO DELLE GRANDI AZIENDE

Il consuntivo 2019 dell’economia trevigiana
TREVISO – Ultimi tre mesi dell’anno con segno meno, per l’economia trevigiana. Dopo un’evidente decelerazione nel corso dell’anno, produzione e fatturato sono entrati in territorio negativo: meno 1,3% la prima (di contro al +0,3% del Veneto), meno 1,0% il secondo (di contro al +0,2% regionale). E’ quanto emerge dal rapporto curato dall’Osservatorio economico di Treviso.
Medio-grande e piccola impresa  viaggiano però a velocità diverse: le aziende con 50 addetti e oltre, più a contatto con il rallentamento globale dell’economia, soffrono di più: meno 3,9% la variazione tendenziale della produzione, meno 2,8% il fatturato. Le piccole imprese, invece, sono in controtendenza positiva: più 2,3% la produzione, più 1,3% il fatturato, per effetto di una loro fisiologica maggiore adattabilità e flessibilità alla variabilità dei mercati.
Torna a crescere la cassa integrazione ordinaria: nel 2019 sono state 2,7 milioni le ore autorizzate in provincia, contro 1.920.000 dell’anno precedente (più 40,7%). E dinamiche diversificate si registrano anche a seconda dei settori: il legno mobilio, chiude l’anno in positivo, male invece il tessile-abbigliamento, a doppia velocità il settore dei macchinari: -1,7% la produzione (ma +2,4% per la piccola impresa); -2,5% il fatturato (ma +2,5% per la piccola impresa).
Ferma la domanda interna, la raccolta ordini dal mercato nazionale flette di un punto percentuale nel quarto trimestre e per i primi tre mesi del 2020 il 30% delle imprese intervistate prevede un’ulteriore contrazione degli ordini interni. La quota di pessimisti tuttavia non si amplia rispetto alle rilevazioni dei trimestri precedenti.
Maggiore fiducia invece, per quanto riguarda la domane estera: secondo la rilevazione, le imprese prevedono una crescita del 3,4% su base annua.
Per i primi tre mesi del 2020 gli “ottimisti” (che prevedono crescita della domanda estera) sono il 24% degli intervistati, contro un 27% di “pessimisti”. Quasi una impresa su due (il 49%) pensa che la domanda estera resterà stabile.
Sull’economia trevigiana pesa anche l’incognita coronavirus. L’export diretto dalla Marca al paese orientale ammonta a 347 milioni di euro (dato 2018). La Cina, invece, è il primo partner per importazioni, pari a poco di un miliardo di euro.
Ad oggi, secondo gli analisti della Camera di commercio, le ripercussioni dell’epidemia non sono stimabili. Ci sono, però, anche degli effetti per così dire positivi: le Fonderie Corrà di Montebelluna hanno ricevuto nuove commesse, da clienti che prima facevano eseguire le lavorazioni in Cina. Tanto che, per rispondere alle richieste di maggiori volumi, nello stabilimento montebellunese, 150 addetti, è stato sospeso il contratto di solidarietà sottoscritto nelle scorse settimane.


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