L’Italia rischia sopra il greco

Per la prima volta, il rischio di insolvenza dell’Italia sul debito pubblico ha superato venerdì quello della Grecia.

Il rischio di insolvenza sul debito pubblico è misurato dal costo dei credit default swap (cd, acronimo perché noti strumenti finanziari), che si attesta a 119,5 punti alla chiusura del debito Transalpina di venerdì e 112, 9 per il debito greco.

D’altra parte, il premio per il rischio di debito sovrano di entrambi i paesi si è avvicinato questa settimana. Questo premio rappresenta lo spread relativo al costo del finanziamento del debito tedesco che gli investitori richiedono per acquistare debito da un altro paese della zona euro. Lo spread si è attestato venerdì a 166,5 punti per il debito italiano e 167,9 punti per il debito greco.

Dalla “netta uscita” della Grecia dal suo terzo salvataggio nell’agosto dell’anno scorso, i tassi di interesse sui titoli greci sono fortemente diminuiti. La tendenza al ribasso nel mercato secondario ha portato i rendimenti delle obbligazioni greche a 10 anni dal 4,4% alla fine del 2018 all’1,427% alla fine di venerdì, quasi dodici mesi dopo.

Al contrario, nel caso italiano, i rendimenti delle obbligazioni a 10 anni sono aumentati dallo 0,83% di ottobre all’1,427% a fine venerdì.

Si noti che il debito greco, a differenza del debito italiano, non è ancora ammissibile per il programma di acquisto di attività della Banca centrale europea (BCE), un programma che è stato riaperto a novembre.

Nonostante gli elogi del nuovo presidente della BCE per i “notevoli progressi” della Grecia in termini di crescita e avanzi di bilancio primari, Christine Lagarde ha ripetuto nell’ultima conferenza stampa dell’anno che, per il momento, i titoli non sono ancora ammissibili. In effetti, continuano a registrare i rating del credito “spazzatura” da tutte le agenzie di rating, che considerano il debito speculativo o addirittura altamente speculativo.

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