HIV, NELLA MARCA OGNI ANNO 60 NUOVI PAZIENTI

Duecento persone non sanno di essere sieropositive
TREVISO – Primo dicembre, giornata nazionale della lotta all’Hiv/Aids. Treviso celebra questa giornata con l’orgoglio di avere l’unica sede veneta dell’Associazione Analaids, associazione nazionale che lotta per la tutela dei diritti delle persone Hiv sieropositive e con Aids. L’associazione trevigiana è intitolata al medico Rodolfo Fuser ed è presieduta da Maria Cristina Rossi, medico infettivologo in forze al reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Ca’ Foncello. Nata nel 2010 con l’obiettivo di supportare i pazienti e di sensibilizzare intorno alla malattia, conta oggi circa 60 soci tra pazienti, attivisti e sostenitori ed ha molti obiettivi importanti.
“Occorre”- spiega la presidente Rossi – “impegnarsi molto per combattere lo stigma che intorno a questa malattia è ancora molto alto, aumentare i progetti di prevenzione nelle scuole, presso i giovani e presso le persone con comportamento a rischio, supportare, anche sul piano psicologico, le persone sieropositive e le loro famiglie, informare correttamente con dati scientifici fruibili da tutti intorno a questa malattia di cui si parla troppo poco”.
Dopo l’esordio degli anni ’80, in cui Hiv era incurabile, in questi tre decenni, i progressi delle cure e la scoperta dei farmaci antiretrovirali, hanno aiutato a capire che Hiv non è sinonimo di Aids, ma è una malattia cronica e che le persone sieropositive, che seguono la terapia, controllate e con carica virale non rilevabile, non sono contagiose. Nonostante gli sforzi delle maggiori associazioni come Anlaids, si è abbassata l’attenzione verso la prevenzione, soprattutto tra le giovani generazioni nate nell’epoca delle terapie antiretrovirali, col risultato che, in Italia, ogni anno ci sono circa 3.500/4000 nuove diagnosi.
Il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Ca’ Foncello ha in cura più di mille persone con Hiv: ogni anno si aggiungono circa 60 pazienti appena diagnosticati.
Nel 2019 tutte le infezioni, nella provincia trevigiana, sono avvenute per via sessuale, riguardano gli omosessuali (per il 60%) ma anche la popolazione eterosessuale. L’incidenza di Hiv nella Marca riguarda per il 70% gli uomini e l’età delle persone che scoprono l’infezione varia dai 21 ai 74 anni (media 45 anni).
La stima delle persone inconsapevoli che convivono con il virus è molto alta: oggi tra i 150/200 trevigiani hanno l’Hiv ma non lo sanno e rischiano di arrivare tardi alle terapie e di contagiare altre persone.
“Chi ha il minimo dubbio può fare il test in totale anonimato e sicurezza. Tempestività, in questi casi, vuole dire vita. Purtroppo, a volte vediamo nuove diagnosi con infezioni che risalgono ad anni prima e che restano latenti per troppo tempo”. “I nostri pazienti – spiega la dottoressa Rossi – possono contare sul supporto psicologico, soprattutto per gestire l’impatto della prima diagnosi e siamo disponibili ad incontrare studenti e docenti per aumentare l’informazione e soprattutto la consapevolezza con l’obiettivo di portare più persone possibili a fare il test”.
Nonostante i progressi della medicina e l’evoluzione delle cure, la malattia porta con sé un grosso carico psicologico e sociale e le persone Hiv sieropositive sono vittime di discriminazioni in vari ambiti: lo stigma è molto alto, i pregiudizi dilagano in tutte le fasce della società, e la strada da percorrere per garantire inclusione sociale e qualità della vita ai sieropositivi in terapia è ancora lunga.
“Se – conclude la dottoressa Rossi – possiamo celebrare questa giornata con uno scenario di speranza e di ragionevole ottimismo per tutte le persone HIV sieropositive che scoprono tempestivamente di esserlo e che, seguendo correttamente le cure, hanno una speranza di vita media simile a quella di persone non infette e non trasmettono il virus, dall’altra occorre riaccendere con urgenza il dibattito sulla prevenzione ed incentivare le occasioni di informazione fornendo dati e strumenti di conoscenza per evitare nuove infezioni.”
A Treviso ANLAIDS ha la segreteria presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Cà Foncello: tel. 338 2642169. Il test HIV/HCV/sifilide si può fare gratuitamente telefonando al numero suddetto.
L’Associazione può contare esclusivamente su donazioni private o sulle quote associative (30 euro/anno). Per donazioni: IBAN IT21M0760112000000004386159 Banco Posta.

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