VILLE VENETE, TESORO (DIMENTICATO) DELLA MARCA

Le storiche dimore non citate dagli articoli della stampa internazionale su Treviso
TREVISO -Ville Venete dimenticate dalla stampa internazionale. Nei giorni scorsi il prestigioso quotidiano britannico The Guardian, sul suo sito internet, ha dedicato un ampio articolo alla città di Treviso e dintorni. Tra le tante bellezze raccontante, però, denuncia Alberto Passi, presidente dell’Associazione per le Ville Venete, non sono state citate proprio le storiche dimore, uno dei patrimoni più caratteristici del territorio. Lo stesso era accaduto anche con un precedente reportage del The New York Times.
Ecco la lettera aperta scritta da Alberto Passi:

“Da trevigiano orgoglioso della propria città, mi ha fatto piacere sapere che il The Guardian, come già il New York Times qualche mese fa, l’ha segnalata ai propri lettori come meta turistica imperdibile. È senza dubbio un’ottima notizia. Nel leggere i due articoli, però, sono rimasto colpito da una clamorosa dimenticanza che accomuna i due quotidiani: non c’è traccia di Ville Venete nelle loro “guide” a Treviso e dintorni.
E sì che Treviso è la provincia del Veneto che ne ha di più: sono circa 800, tutte censite dall’Istituto Regionale Ville Venete – sorto nel secondo dopoguerra grazie a Giuseppe Mazzotti. E trovarle non è certo difficile, cari giornalisti di Guardian e New York Times: basta percorrere qualche chilometro in auto fuori dal centro, in qualsiasi direzione, per imbattersi non in una, ma in molte delle magnifiche dimore di campagna costruite dai veneziani in terraferma a partire dal 1500. Vi siete forse distratti? Alcune di queste sono autentici gioielli, già meta di gite fuori porta a cura dell’Assessorato alla Cultura di Treviso, e due – Villa Emo a Fanzolo di Vedelago e Villa Barbaro a Maser – sono del Palladio, patrimonio dell’Umanità Unesco tanto quanto le colline del Prosecco (e da ben prima). Non poche sono ville aperte al pubblico e accolgono i visitatori con i loro giardini storici, le opere d’arte, gli affreschi, le architetture maestose e soggiorni deliziosi. Ma di tutto questo si tace.
Ben vengano le gite in bicicletta, i Musei Civici, le osterie e i mercati locali; ma come dimenticare un patrimonio storico, artistico e culturale che più di ogni altro caratterizza il nostro territorio? Come dimenticare che proprio Treviso, per le sue molte Ville, era chiamata “il Giardino di Venezia”? E che queste case sono state per secoli (e sono tuttora) centri propulsori di economia, punti di riferimento internazionale per il settore agroalimentare (Alvise Cornaro, autore per conto della Repubblica del grande piano di trasformazione dei terreni feudali e incolti, chiamò il progetto “Santa Agricoltura”), luoghi di attrazione per il turismo esperienziale, garanti della tutela del paesaggio e ovviamente crocevia di artigiani e professionisti (ordinaria e straordinaria manutenzione sono senza fine), opportunità di lavoro per centinaia di giovani diplomati e laureati, ma anche e sempre meta di intellettuali, uomini di scienza e di cultura.
Pensare che Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America, un padre di quella grande repubblica nascente, adottò in tutto e per tutto il modello veneto per dare sviluppo all’economia agricola nel suo Paese, e per questo fece costruire la Casa Bianca come una villa palladiana; ragion per cui nel 2010, il Congresso degli Stati Uniti d’America ha dichiarato all’unanimità Andrea Palladio “Padre dell’architettura americana”, riconoscendone “l’immensa influenza sull’architettura degli Stati Uniti”, esprimendo così la propria gratitudine “per l’arricchimento che la sua vita e la sua carriera hanno conferito all’ambiente costruito della Nazione americana” (e se lo dicono loro)!
La prossima volta che un giornalista arriverà a Treviso per decantarne le meraviglie, impegniamoci a mostrargli anche questo – straordinario – volto della nostra Marca. La città ne trarrà ulteriore lustro, e i turisti stranieri, così come i Comuni (tutti) che hanno Ville Venete nel loro territorio – ne sono certo – ringrazieranno”.

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