ASSUNZIONI NELLE PA, INTIMIDAZIONI ALLE DONNE IN GRAVIDANZA

La cgil: "Comportamenti da medioevo"
TREVISO. “Si fa un gran parlare di pari opportunità nel lavoro, si organizzano convegni che puntualmente dimostrano le differenze di genere, ma alla conta dei fatti siamo ancora di fronte a intollerabili situazioni che penalizzano le donne fin dall’accesso al lavoro”. Commenta così Ivan Bernini, segretario generale della FP CGIL di Treviso, le tante segnalazioni che arrivano al Sindacato dalle lavoratrici fin dal reclutamento nelle Pubbliche Amministrazioni.

“Continuano ad arrivarci segnalazioni da parte di lavoratrici donne che hanno partecipato a concorsi pubblici e sono inserite in graduatoria, alle quali, chiamate per accettare e firmare l’incarico, e dopo aver onestamente dichiarano di essere in gravidanza, viene richiesto verbalmente di posticipare e talvolta di rinunciare l’assunzione – spiega il segretario generale FP CGIL Treviso –. Nella maggior parte dei casi le lavoratrici non vanno fino in fondo nel rivendicare il diritto all’assunzione, anche attraverso vertenza, per paura. Considerando che nel pubblico il costo della maternità è totalmente a carico degli Enti, esplicitamente si suggerisce di rimanere nel posto di lavoro attuale, rinunciare appunto all’assunzione, o comunque di posticiparla a dopo la maternità. Solo dichiarazioni informali, ovviamente, ma che per lavoratrici pesano come un macigno e che si configurano come evidenti comportamenti illegittimi”.

“A volte le lavoratrici si chiedono se è normale – continua Ivan Bernini – ma, anche quando spieghiamo che non lo sono, la paura delle ripercussioni è forte e abbandonano, si fermano di fronte a quello che è un vero e proprio ricatto. Oltre alla gravità di questi episodi, rammarica che proprio un Ente, una Pubblica Amministrazione, che dovrebbe osservare la legislazione in materia di tutela della maternità e delle pari opportunità aggiri la norma, in beffa ai valori di presidio di legalità propri del pubblico. Quando approfondiamo queste situazioni – aggiunge Bernini – ci troviamo di fronte alle risposte più disparate: chi con omertà nega e chi si richiama alla necessità immediata di personale”. “Inaccettabile che nel 2019 ci si trovi ancora di fronte a queste situazioni – conclude Bernini –, ci si trovi di fronte all’ipocrisia di chi sulle pari opportunità ne fa un cavallo di battaglia, tematizzando la condizione del lavoro femminile e il problema della decrescita demografica, per poi perpetuare comportamenti che sanno di medioevo”.


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