EMERGENZA CIMICE ASIATICA: “SERVE LA VESPA SAMURAI”

In Veneto danni per oltre 100 milioni di euro. Aziende in ginocchio
TREVISO. Vespa samurai contro cimice: nel duello la Marca fa il tifo ovviamente per la prima. Questa è pronta infatti a scatenarsi con le proprie “mosse” per sconfiggere la seconda, che solo nella Marca ha provocato danni milionari all’agricoltura. Per almeno 100 milioni in tutta la Regione Veneto. A dare il via libera all’utilizzo della particolare specie di vespa, qualche giorno fa, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui si prevede la possibilità di introdurre nell’ecosistema specie non autoctone, come appunto la cosiddetta vespa samurai (Trissolcus japonicus), insetto che si sta rivelando davvero importante per il controllo biologico della cimice asiatica. Per l’effettiva attuazione del provvedimento occorrerà comunque attendere la definizione dei criteri per l’immissione di specie e di popolazioni non autoctone attraverso un decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, il Ministero della salute e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Ma la strada potrà essere presto spianata.

« Non va perso ulteriore tempo: l’utilizzo della vespa samurai va reso immediatamente operativo, in modo da limitare i già troppi danni provocati dalla cimice asiatica nel nostro territorio» è l’appello lanciato da Giorgio Polegato, presidente Coldiretti Treviso.

La cimice asiatica, che in tutta la Regione ha creato danni per oltre 100 milioni di euro, in provincia di Treviso ha devastato in particolare le coltivazioni di pere, kiwi, pesche, ciliegie e piante da vivai.

Le devastazioni, come noto, hanno toccato quasi tutte le regioni italiane tanto che il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha chiesto un incontro urgente al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che come da iter, sentiti il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero della salute, deve ora autorizzare l’immissione in natura su richiesta delle regioni.

 


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