Clima e agricoltura, Sbrollini: “Fare presto”

Roma – I danni causati dalla bufera di martedì 2 luglio segnano un’altra occasione di riflessione che non deve cadere nel vuoto. Non siamo infatti di fronte a fatti episodici. Questo è stato un “temporale con connotati tropicali”; in autunno abbiamo assistito ad “una tempesta perfetta” che ha spazzato via milioni di alberi degli altopiani. Le variazioni climatiche sono sempre più evidenti.

Intanto registriamo sconcertati che il bilancio delle aziende agricole registra più perdite per danni che risultati positivi sui raccolti. Coldiretti ci ricorda che la quantità di grandinate registrate quest’anno sono del 48% superiori a quelle verificatesi nel 2018.

Nel vicentino, la forte grandinata accompagnata dal vento, nella serata di martedì 2 luglio, ha creato tantissimi danni. Alberi divelti, colture spazzate via dai chicchi di grandine. Sono state vere “bombe di ghiaccio”. Questo significa raccolto scadente e a volte compromesso. Stesso discorso vale per gli orti.

Ricordiamoci che l’agricoltura non è un mondo romantico e fiabesco: è lavoro. Duro lavoro ed economia di molte valli. Che troppo spesso va in fumo. Forse ce lo ricordiamo troppo poco, o solo quando ci chiediamo perché le verdure costano tanto. Le coperture assicurative possono risolvere, almeno in parte, alcuni aspetti economici ma non risolvono il problema a monte.

Il pianeta grida aiuto. I governi ed i parlamenti delle nazioni sono lenti, troppo lenti, a percepire il pericolo imminente. Dobbiamo darci una mossa. Subito. Senza tentennamenti. Ognuno deve fare la sua parte. L’Italia, al centro di una zona delicata come il Mediterraneo, zona di confine tra il freddo del nord e il caldo del sud, corre molti rischi. Anche se siamo piccoli rispetto alle dimensioni de pianeta, dobbiamo fare la nostra parte con scelte drastiche e coraggiose. Non solo fare la nostra parte. Anche dare l’esempio.

Daniela Sbrollini

vicenzareport.it

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