Politici, il loro lavoro consiste nel farvi credere…

Vicenza – I politicanti più raccontano frottole, più hanno successo elettorale. Quindi non sembri il nostro un accanimento terapeutico se ancora una volta critichiamo la partitocrazia, e un certo indipendentismo che a tratti si camuffa da autonomismo.

Partiamo dal vicepremier Matteo Salvini che ha detto: «Negli ultimi quattro anni e mezzo, il numero massimo stimabile degli immigrati irregolari in Italia è di circa 90.000. Una cifra importante, ma non sono le centinaia di migliaia che temevamo in molti e che io stesso presumevo.» Ed ha proseguito: «Dal 2015 sono sbarcati in Italia 478.000 migranti, dei quali 268.000 hanno lasciato il nostro Paese e sono presenze certificate in Paesi UE, e altri 119.000 sono in accoglienza in Italia (tra Cara, Hotspot e Sprar). Quelli di cui non c’è traccia sono massimo 90.000, essendo pessimisti.»

Intanto abbiamo così avuto la conferma, per bocca dello stesso Salvini, che quella dei 500.000 clandestini che affollavano l’Italia era solo una “bufala”, diffusa per suscitare negli Italiani insicurezza, paura, risentimento, avversione e xenofobia, una gigantesca “supercazzola” resa ancora più grave dalla spacconata che i 500.000 clandestini sarebbero stati tutti rimpatriati nel primo anno di governo della Lega, e dal fatto che questo impegno è stato addirittura inserito nel “contratto” di governo come confermato dal M5S.

Crediamo che Salvini non possa cavarsela dicendo che «io stesso presumevo», perché uno al suo livello e con ben più possibilità di informazione di noi comuni mortali, non poteva girare l’Italia proclamando ossessivamente che il nostro Paese era invaso da 500.000 clandestini se lo “presumeva soltanto”. Ipocrita è poi la frase che «268.000 hanno lasciato l’Italia», perché non è che “hanno lasciato”, semplicemente sono stati accolti dalle altre Nazioni europee, a smentita dell’altra “cazzata” propagandata da Salvini (e non solo!) secondo la quale l’Europa sul problema dei migranti ha lasciato sola l’Italia.

In realtà, come confermato dallo stesso Salvini, l’Europa ha accolto il 56% dei migranti arrivati in Italia (268.000 su 478.000) e la percentuale sarebbe stata ancora più alta se i Paesi del Gruppo di Visegrad  ( Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) non si fossero rifiutati di accogliere anche uno solo dei migranti arrivati nel nostro Paese.

Infine, un’ultima notazione, nei primi quattro mesi del corrente anno l’Italia ha rimpatriato 2.021 migranti irregolari, quindi la media dei rimpatri si aggira su circa 6.000 all’anno, perciò per rimpatriare i 90.000 clandestini “reali”, ci vorranno 15 anni e questo dà la misura della spacconata di Salvini secondo la quale nel primo anno di governo avrebbe rimpatriato i 500.000 clandestini “immaginari”. Salvini pensa, grazie ai recenti successi elettorali, di sfruttare a lungo l’ingenuità di molti Italiani a farsi prendere per i fondelli?

Non bastasse, a febbraio 2019 il vicepremier Salvini alla manifestazione fieristica “Transpotec”di Verona proclama: «L’autonomia del Veneto? Chiudiamo entro l’anno. […] Le cose vanno fatte per bene». Cosa dire del fatto che il duo Salvini-Zaia ha rimandato innumerevoli volte la data della chiusura di questa trattativa sull’autonomia, avversata dal M5S come da buona parte del meridione da cui i pentastellati ricevono il loro più consistente consenso elettorale.

Cosa dire del referendum consultivo del 22 ottobre 2017 che in Veneto ha sancito con 2.273.985 elettori, pari al 98,1% del voti validi, che in mancanza dell’auspicata indipendenza accetterebbero l’autonomia? (I dettagli sono esposti in una tabella tratta da Wikipedia. Pare  non ci sia fretta per adeguarsi al volere della sovranità popolare dichiarata al Comma 2, dell’art. 1 della Costituzione.

Risultati

Preferenze

Percentuale su voti validi

Percentuale su votanti

Percentuale su elettori

 

2 273 985

98,1%

97,6%

56,6%

 No

43 938

1,9%

1,9%

1,1%

Schede bianche

5 163

0,2%

0,1%

Schede nulle

5 865

0,3%

0,1%

Schede contestate

9

0,0%

0,0%

Totale votanti

2 328 947

57,9%

Corpo elettorale

4 019 628

100,00%

Insomma, laddove ce ne fosse ancora bisogno, ecco l’ennesima conferma che il referendum consultivo non è altro che un furto di democrazia. E che i veneti sono talmente disperati per questa pseudo democrazia, e per l’onere fiscale che lo Stato italiano impone loro a fonte di incredibili inefficienze, che sembrano disposti ad affidare la propria anima al diavolo pur di trovare una via d’uscita. Ecco allora gli sbadati e novelli autonomisti avanzare le loro richieste. Dichiarando, stiamo definendo il programma che, se avrà al primo punto il perseguimento della completa autonomia, ci vedrà impegnati anche su altri obiettivi pro Veneto quali, ad esempio:

  • l’inserimento al lavoro per i giovani veneti, affinché non siano più costretti ad emigrare;
  • l’adeguamento della sanità veneta a standard che ormai fatica a mantenere, a forza di tagli e di discutibili “razionalizzazioni”;
  • il completamento delle infrastrutture (senza ulteriore consumo del suolo) e l’ammodernamento di quelle esistenti;
  • il sostegno alle imprese venete, comprese quelle impegnate all’estero, anche attraverso la stipulazione di accordi con Stati e Regioni estere, come previsto dall’art. 117, comma IX, della Costituzione;
  • l’istituzione di Agenzie regionali che forniscano quei servizi che lo Stato italiano non fornisce o fornisce in modo inadeguato alle esigenze delle famiglie e delle imprese venete; ed altre in corso di predisposizione che presenteremo nei prossimi giorni.

Come faranno a farsi accettare queste richieste dagli ambienti romani è questione alla quale non sappiamo rispondere. Costoro sembrano ignorare che sono oramai quarant’anni che cercano di farsi ascoltare senza successo.

Dallo stesso ambiente rivendicativo nasce il Partito dei Veneti, che sembra un ritorno al passato, visto anche il cambio di passo della Lega. «Il Partito dei Veneti sarà “pronto” nel 2020», dichiara Juri De Luca, portavoce di Indipendenza Veneta (una delle componenti del neonato partito) il 13 maggio, al Palacastanet di Santa Lucia di Piave (TV),  «Siamo in controtendenza rispetto agli ultimi anni. In Veneto il nazionalismo non ha mai pagato.» e  continua «i veneti vogliono gestire le proprie risorse. […] Vogliamo l’attuazione di quanto c’è scritto nello statuto regionale e nella Costituzione, per quando riguarda la gestione delle risorse […] Vogliamo una trattativa con lo Stato, non certo costruire muri.»

Il Partito dei Veneti nasce da una bocciatura della “nuova” Lega di Salvini, e da un ritorno alle spinte autonomiste anche se gran parte dei suoi aderenti si dichiara indipendentista come i due esponenti più in vista: Antonio Guadagnini attuale Consigliere regionale, e l’ex tale: Alessio Morosin. Tuttavia sembrano tutti ignorare che le innumerevoli scissioni della LN hanno generato movimenti e partiti d’assoluta insignificanza politico progettuale ed elettorale. E infatti alle recenti elezioni amministrative di questi giorni il Partito dei Veneti ha provato a presentarsi qua e là in varie combinazioni, senza peraltro sfondare, e non come i risultati referendari di cui sopra vorrebbero indicare.

Secondo alcuni osservatori, ciò che traspare dal comportamento di questi sedicenti autonomisti-indipendentisti è che non solo mancano di progettualità politico istituzionale, ma danno l’impressione di non essere dei grandi strateghi. Il primo dato che emerge dalle recenti elezioni europee è che ha votato solo il 56% degli Italiani, quindi il primo Partito in assoluto con il 44% è stato quello degli astenuti (poi ci sarebbero da aggiungere anche le “schede bianche” e “nulle”). Insomma, la “domanda” di rinnovamento istituzionale è rilevante: quasi un cittadino di due. Ma non c’è nessuna “offerta” politico-rappresentativa credibile.

Anche le percentuali ottenute dai vari Partiti andrebbero rapportate alla totalità degli Italiani iscritti al voto per vedere quale è la loro reale rappresentatività nel Paese. Ecco quindi che la Lega che ha preso il 34,3% in realtà scende al 19,2% come percentuale di effettiva rappresentanza degli Italiani, il PD dal 22,7% al 12,7%, il M5S dal 17,0% al 9,5%, Forza Italia dal 8,8% al 4,9%, Fratelli d’Italia dal 6,4% al 3,6%. Come si vede la reale rappresentatività dei vari Partiti è molto inferiore a quella usualmente propagandata.

Non è un caso che Giulio Andreotti confidasse ad un giornalista che lo intervistava: «Voi pensate che noi politici, il giorno delle elezioni ci mettiamo incollati davanti al televisione, come fate voi, per vedere chi vince e chi perde? A noi, non ce ne frega nulla, tanto il potere è uno solo. A noi interessano solo i dati di quanti non vanno a votare, quante schede bianche e quante annullate. Perché se il non voto arriva al 6O%, per noi è finita! Significherebbe che il popolo ha sfiduciato tutto il sistema politico. I giudici non sarebbero più sotto scacco e farebbero immediatamente i processi per davvero. E finiremmo tutti in galera! Ma per fortuna nostra, voi questo non lo sapete e continuate a ripetere le frasette che vi mettiamo in bocca, come: se non vai a votare ti rimetti alla volontà degli altri che ci vanno.» E rideva di gusto. Al che il suo interlocutore gli replicò: «Scusi, ma chi glielo garantisce che, quando esco di qua, non racconto ciò che lei mi ha appena detto?» E Andreotti di rimando: «Lo faccia, lo faccia pure! La prenderanno per scemo!» Era vero!

In qualche caso il voto è già sceso oltre il 60%, ma a noi sembra che tutti (elettori, autonomisti e indipendentisti) siano finiti in un cul de sac, una via senza uscita, un vicolo cieco, perché i partiti tradizionali non attirano che una parte dell’elettorato, e secondo Giulio Andreotti (checché se ne dica era un vero statista) siamo al 56% ed è difficile non considerare come questo sia un regime rappresentativo inefficiente e pseudo democratico. E dove la “rappresentanza” autonomista e indipendentista oltre a essere numericamente improduttiva sotto il profilo innovativo istituzionale, è anche insignificante sotto l’aspetto del consenso elettorale.

Insciallah (“Se Dio vuole” o “a Dio piacendo”) esclamano i mussulmani, e insciallah recitiamo anche noi, perché senza un intervento divino con questa rappresentanza politica non c’è che un’assenza etico-morale; quindi siamo già oltre il ciglio del burrone.

Enzo Trentin

vicenzareport.it

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