Scandalo Strache, obiettivo è la democrazia?

Venezia – La preoccupazione è trasversale: politologi di destra come di sinistra, analisti e intellettuali manifestano non poche preoccupazioni per quanto è accaduto dopo la diffusione, a poche ore dalle elezioni europee, di un video girato durante le vacanze natalizie del 2017 in un lussuoso appartamento di Ibiza. Le immagini mostrano l’ex vicecancelliere austriaco Hans-Christian Strache che parla con una sedicente nipote di un magnate russo di finanziamenti milionari al Partito della Libertà in cambio di futuri favori.

Si capisce che l’incontro era stata preparato da tempo, con precedenti abboccamenti: una trappola confezionata su misura e con tempi lunghi e risorse che solo una organizzazione di alto livello poteva ideare e realizzare. Potenze straniere? Multinazionali pronte a tutto pur di liberarsi di ogni ostacolo? Servizi segreti? Alta finanza e banche? Le ipotesi si sprecano. Ad iniziare dal Washington Post, ci si chiede chi e perché ha inviato alla stampa tedesco il filmato.

Colpiscono la tecnica e lo strumento messo in campo: una ripresa televisiva, prova inoppugnabile e comprensibile da tutti. Il cittadino rivede scene che le fiction gli hanno reso familiari, per cui capisce al volo contesto e trama. Non ha bisogno di ulteriori spiegazioni ed emette automaticamente il verdetto di colpevolezza. Perché questa scelta? Perché, poi attendere due anni? Perché non andare immediatamente dal magistrato?

In molti Paesi i magistrati non si fanno strumenti di altrui strategie e non si prestano ad un uso politico delle loro facoltà, procedura rifiutata anche dalla cittadinanza che si insospettisce per le invasioni di campo tra poteri soprattutto se in singolare coincidenza con momenti topici della vita sociale e politica. Chi ha organizzato il tutto, in realtà non voleva una inchiesta e un processo: voleva una condanna immediata, senza appello, in real time, come è avvenuto.

L’obiettivo reale non era Strache e la sua insostenibile leggerezza. Si voleva destabilizzare un Paese, far cadere un governo eletto legittimamente, alimentando disorientamento e sfiducia nelle Istituzioni democratiche, seminando dubbi e sospetti che sono un isolante capace di  separare e allontanare il cittadino dalla democrazia. Perché? Perché l’Austria? “Lectio difficilior potior” avrebbero consigliato gli antichi latini: in questi casi bisogna rifuggire da esemplificazioni e superficialità.

E’ possibile accettare in una Europa democratica una operazione di questo genere?  E’ possibile accettare che potenze straniere, potentati economici, alta finanza o servizi segreti possano ordire un vero e proprio golpe bianco e destabilizzare un Paese? La trappola scattata attorno ad Heinz-Christian Strache al governo di Vienna è stata micidiale: per due anni, il filmato è stato tenuto nel cassetto e tirato fuori nel momento opportuno, utilizzando due testate particolarmente importanti, “Der Spiegel” una delle riviste più influenti in Europa e la “Süddeutsche Zeitung”,  quotidiano altamente attendibile che non a caso hanno diffuso via web, cioè in tutto il mondo,  le immagini: urbi et orbi. Tutto è stato studiato nei minimi particolari. Si voleva gettare l’Austria nel caos o si è  alle prove generali di altre manovre?

Non si tratta di dire addio, per altro giustamente vista la sua superficialità, ad Heinz-Christian Strache: in gioco, e non solo a Vienna,  c’è la democrazia e la sovranità popolare, cioè il diritto di un popolo ad eleggere un governo e a giudicarlo sulla base di come gestisce il bene comune. Anche, se non soprattutto, quando il bene comune non coincide con gli interessi di potenze straniere, alta finanza, multinazionali, servizi segreti. E questa è una chiave di lettura alquanto inquietante, soprattutto in un Paese come il nostro che, dagli incontri di vip su nave Britannia in poi di cose strane ne ha viste fin troppe.

Roberto Ciambetti – Presidente del Consiglio regionale del Veneto

vicenzareport.it

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