Strumentalizzazione e paura nel caso di Ermes Mattielli

Non è raro assistere negli ultimi anni a strumentalizzazioni molto discutibili. Ne abbiamo avuti fin troppi di esempi ultimamente. Il caso dei funerali di Ermes Mattielli, nei giorni scorsi ad Arsiero, è però particolare perché ha messo in scena varie sfaccettature. C’è stata una specie di gazzarra alla cerimonia funebre, più discutibile di altre perché è avvenuta sulla bara di un defunto. Sono stati gli indipendentisti più accesi a farla, contestando la presenza di alcuni sindaci con fascia tricolore. Quello che contestavano era proprio lo Stato italiano rappresentato ai funerali, rei a loro dire di aver di fatto ucciso Mattielli. La vicenda è nota, comunque rimandiamo il lettore a quest’altra pagina per qualche dettaglio in più.

Ermes Mattielli

Una evidente strumentalizzazione quindi, il dramma di una morte usato per ottenere visibilità e consenso politico. E quel che è perfino peggio, sotto certi aspetti, è il fatto che alcuni sindaci tra quelli contestati per avere la fascia tricolore hanno pensato bene di acconsentire alla richiesta urlata dai facinorosi, e si sono prontamente tolti l’emblema dello Stato, quella fascia che indica il loro ruolo di pubblico ufficiale rappresentante delle istituzioni. Lo abbiamo fatto per evitare che la contestazione degenerasse, hanno detto giustificandosi. Ricordiamo che Mattielli è passato da un lungo iter giudiziario per aver sparato, ferendoli, a due nomadi che lo stavano derubando, con la condanna finale a cinque anni e quattro mesi di reclusione ad al pagamento di 135 mila euro di risarcimento. Nei giorni scorsi, circa un mese dopo la sentenza è morto a causa di un infarto

Eppure alcuni primi cittadini nella stessa situazione hanno tenuto la schiena dritta e la fascia al suo posto, dimostrando forse di esserne degni. Uno stesso parente di Mattielli ha malamente apostrofato gli indipendentisti, rimproverando loro di strumentalizzare la morte di Ermes per i loro fini. Eppure niente è successo. ma, come diceva il Manzoni, uno, se il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare. Fa riflettere, comunque, il fatto che vi siano forse fin troppi Don Abbondio a rappresentarci nelle istituzioni.

Quanto agli slogan anti Stato che si sono sentiti nell’occasione, rientra tutto questo in una sorta di strategia della paura che si cerca di accreditare per mantenere la posizione nella stanza veneta dei bottoni. Purtroppo è un vizio anche questo non nuovo, anzi molto antico ed assai diffuso nel Bel Paese. Creare nell’opinione pubblica, insomma, la paura della criminalità, del nomade infido, dell’immigrato clandestino che deve tornarsene da dove è venuto. E il popolo come sempre abbocca, ci crede e continua a guardare nella direzione che il potere desidera, distogliendo invece lo sguardo da quelli che sono i veri problemi e le vere cause di diseguaglianza, ingiustizia e dolore per tanti di noi.

Un’ultima cosa da approfondire. I contestatori, gli indipendentisti ed anche molti esponenti politici della Lega Nord, a cominciare dal presidente della Regione Luca Zaia, ritengono lo Stato responsabile della morte di Mattielli. Al di là del caso giudiziario sul quale non entriamo adesso, ed ammesso ma non concesso che vi sia una correlazione tra la vicenda giudiziaria di Mattielli e l’infarto che lo ha ucciso, quante morti sono state, allo stesso modo o in altra maniera, causate in Italia dalla cosa pubblica? I suicidi nelle carceri sono frequentissimi, così come sono frequenti i gesti estremi, anche tra i giovanissimi, dettati dalle molte ingiustizie della nostra società. Perfino i femminicidi possono essere ascritti ad una mentalità maschilista e possessiva che le istituzioni hanno sempre alimentato. Ed al tempo stesso, finiamola di accusare sempre i poveri disgraziati rom ed extracomunitari dei nostri mali! I problemi sono altri.

vicenzareport.it

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