“Bene la neve. Danni alle campagne da grandine e vento”

Vicenza – Con la scarsità di precipitazioni registrata nel primo trimestre del 2019, il ritorno della neve sulle montagne, in questi giorni, è stato importante per ripristinare le scorte idriche. I violenti nubifragi accompagnati da grandine che hanno colpito diverse zone del vicentino hanno però provocato pesanti danni nelle campagne provate da un lungo periodo di siccità. È quanto emerge dal primo bilancio sugli effetti dell’ultima ondata di maltempo che ha colpito frutteti, vigneti, ortaggi e cereali.

“Le precipitazioni sono importanti in questa fase – hanno commentato il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, ed il direttore, Roberto Palù – per ripristinare le scorte di neve e di acqua sulle montagne, negli invasi, nei laghi, nei fiumi e nei terreni, per gli usi civici e per lo sviluppo primaverile delle coltivazioni. Ma a provocare danni sono i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente”.

“In particolare è molto pericolosa la grandine, l’evento più temuto dagli agricoltori in questo momento, perché i chicchi che si abbattono sulle verdure e sui frutteti spogliano le piante compromettendo i raccolti. A preoccupare è anche il vento forte che abbatte serre e danneggia le piante da frutto”.

“I cambiamenti climatici – hanno aggiunto Cerantola e Palù commentando le nevicate degli ultimi giorni, accompagnate da temperature più basse delle medie stagionali – si manifestano con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi”.

Occorre agire per proteggere la terra, così da invertire questa tendenza. Nell’ultimo anno sono scomparsi 100 mila ettari di terra coltivata, pari alla superficie di 150 mila campi da calcio, a causa del consumo di suolo e della cementificazione, ma anche del mancato riconoscimento del lavoro degli agricoltori, dai bassi prezzi pagati per i prodotti agricoli fino agli attacchi degli animali selvatici.

“Per proteggere la terra ed i cittadini che ci vivono – hanno concluso – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne. Con la chiusura di un’azienda agricola, infatti, insieme alla perdita di posti di lavoro e di reddito viene anche a mancare il ruolo insostituibile di presidio del territorio”.

“La soluzione è garantire un giusto prezzo per i prodotti agricoli, eliminando le distorsioni all’interno delle filiere e la concorrenza sleale delle importazioni da paesi stranieri, e assicurando una piena trasparenza dal campo alla tavola, estendendo a tutto il cibo in commercio l’obbligo dell’origine in etichetta. Ma occorre anche risolvere il problema degli attacchi degli animali selvatici, dai cinghiali fino ai lupi, che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati e causano incidenti stradali”.

vicenzareport.it

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