Lavoro nero e sfruttamento mano d’opera. Maxi multa

Noventa Vicentina– Importante operazione della Guardia di finanza finalizzata al contrasto dell’economia sommersa, del lavoro nero e dello sfruttamento della mano d’opera. I controlli svolti dai Finanzieri, assieme al personale della Direzione territoriale del lavoro, hanno interessato due imprese manifatturiere, gestite da soggetti cinesi ed operanti nel settore delle lavorazioni, per conto terzi, di capi di abbigliamento.

Le verifiche hanno permesso di accertare il mancato versamento di ritenute d’acconto sui compensi elargiti ai lavoratori dipendenti e l’omessa effettuazione dei versamenti trimestrali dell’iva. Inoltre, sono stati accertati ricavi non contabilizzati per un totale di circa 93 mila euro.

L’attività di polizia economico finanziaria ha permesso di scoprire otto lavoratori in nero di nazionalità cinese, per i quali non erano state eseguite le prescritte comunicazioni obbligatorie agli previdenziali ed assistenziali. Circostanza, questa, che ha determinato la segnalazione all’Ispettorato territoriale del lavoro, con la conseguente sospensione dell’attività delle aziende artigianali, per aver utilizzato più del 20% di personale in nero su quello effettivamente impiegato.

Al termine dell’operazione ai titolari delle ditte contoterziste sono state elevate una maxi multa (12 mila euro) per l’impiego dei lavoratori in nero, una sanzione (4.500 euro) per l’omessa consegna ai lavoratori delle lettere di assunzione e una (mille euro) per la mancata istituzione del libro unico del lavoro. Il fatto che le retribuzioni venissero corrisposte ai dipendenti con una modalità non tracciata, ha comportato inoltre una sanzione amministrativa per 10 mila euro.

Due uomini cinesi sono stati infine segnalati all’Autorità giudiziaria in quanto accusati di aver violato le norme riguardanti il cosiddetto caporalato, “poiché – precisa una nota delle Fiamme Gialle – nell’espletamento dei controllo sono emersi elementi riconducibili all’ipotesi del reato in esame”.

“Questo in considerazione di diversi fattori: delle indigenti situazioni di alloggio degli operai, della mancata retribuzione dei dipendenti secondo le modalità previste dalla legge, per la presenza di diversi permessi non retribuiti, che se non giustificati, si caratterizzerebbero come elemento di elevata evasione contributiva nonché, nello specifico caso di datori di lavoro cinesi, di intermediazione illecita di lavoro e sfruttamento; ed infine per le gravi e reiterate inadempienze sul versamento dei contributi previdenziali all’Inps per circa 36 mila euro”.

vicenzareport.it

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