Sempre più confusione sulla libertà di stampa

Ieri, a Vicenza, si è tenuto un incontro dal titolo “La libertà di stampa la prima delle fake news”, organizzato dal quotidiano online Vicenzapiù, diretto da Giovanni Coviello, che era anche il moderatore del dibattito. Di seguito pubblichiamo un resoconto ed alcune considerazioni che ci ha inviato un nostro lettore che era tra il pubblico…

*****

Vicenza – Alessandra Moretti (forse impegnata in una nuova vacanza indiana) ha disdetto all’ultimo momento l’invito. Ma è stata la più fortunata, l’unica che si è risparmiata la pletora di un Coviello incomprensibile nel suo accento alto casertano, incalzato da mille fatti, o supposti tali, che si accavallavano in una narrazione senza né capo né coda, nell’intento di mostrare ai convenuti il gran lavoro del suo giornale.

Il succosissimo titolo del convegno “La libertà di stampa la prima delle fake news”, ha mosso l’interesse di non pochi vicentini, e persino di gente venuta da fuori, che si è trovata, nell’ora indicata, davanti a un teatro San Marco chiuso. Poi, con l’aiuto di certuni, che invece avevano anche sentito di un convegno nella galleria Francesco Crispi, finalmente siamo riusciti a trovare in un’altra zona della città parte dell’annunciata rappresentanza di giornalisti, avvocati e politici, come da locandina.

Bisogna dire che il sottotitolo del convegno era “La libertà di stampa tra blandizie e intimidazioni”, perciò fin dall’inizio l’esagitato Coviello ha ciurlato tra sé e sé e senz’ordine le mille occasioni di censure, denunce, minacce che il potere locale (nel suo caso consiste quasi esclusivamente nel mai troppo citato Giovanni Zonin) ha intentato ai suoi danni. Una carrellata di aneddoti che non ha risparmiato i brevi interventi di nessuno dei presenti, continuamente interrotti dall’ansia del cicerone di mostrare i suoi meriti e il suo coraggio.

I convenuti avrebbero voluto sentir parlare della realtà della stampa in Italia, avrebbero voluto trovare le conferme alla convinzione che la nostra è una democrazia retta dalla stampa padronale, del come e del perché siamo una dittatura mediatica. Ma l’aneddotica sterile e senza idee che ha imposto la narrazione di Coviello ha impedito qualunque dibattito: ha neutralizzato domande e interventi.

Elio Lannutti, del quale, dall’espressione, era chiaro il disappunto, si è limitato a poche parole chiare sulla realtà dell’informazione (non ha sopportato oltre le interruzioni del padrone di casa, che mostrava la storia della sua vita, con le foto di lui giovane insieme a Steve Jobs, e non si sa bene a che titolo, e che esibiva il decennio della sua avventura con la squadra di pallavolo femminile di Vicenza).

Nessuna idea – almeno finché io e gli altri delle file vicine dopo due ore di niente non siamo scappati – sulla ragione dichiarata del convegno. Fatti acerbi di una comare che ha parlato degli affari suoi senza che da questo possa venire un insegnamento esplicito per la collettività. Ciò che è stato mostrato con l’inganno del convegno sulla libertà di stampa, è stato uno spottone al giornale di Coviello, incapace di ragionare, incapace di tensione ideale, e di costrutto ideologico, sia sulla funzione della stampa che della politica.

E’ chiaro che l’interesse dei giornali gratuiti è sempre di più il ranking della pubblicità, il profitto che l’ignaro fruitore assicura involontariamente con il proprio click, ed è sempre più chiaro che l’informazione ha bisogno di una legge che regolamenti la sua funzione, che limiti le interpretazioni fantasiose, vieti le false notizie, e che impedisca la decomposizione della cittadinanza faticosamente costruita dall’educazione scolastica, e dalla Costituzione.

Giuseppe Di Maio

vicenzareport.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.