Dagli Usa a Zugliano dove venne ucciso il prozio partigiano

Zugliano – Dal Vermont a Zugliano sulle tracce del prozio, ucciso da una pattuglia di soldati tedeschi il 27 aprile del 1945. E’ un viaggio lungo più di 6 mila chilometri quello che nelle scorse settimane ha affrontato, Lucia Marie Fabris Kloster, 58enne residente a Marlboro, nella contea di Windham, per raccogliere quante più informazioni possibili sulla vita e sulla morte di Alfredo Fabris, maestro e partigiano zuglianese nato nel 1920, medaglia d’argento della Resistenza.

Tutto è iniziato un paio di anni fa, quando Mrs Kloster, navigando sul web, si è imbattuta nella recensione, pubblicata sulla rivista Thienet, di una ricerca storica dal titolo “Alfredo Fabris. Medaglia d’argento al valor militare della resistenza”, scritto da Ferdinando Offelli. Il libro è suddiviso in tre sezioni, la prima riporta integralmente il testo “Alfredo Fabris. Medaglia d’Argento” (pubblicazione edita nel 1946 e posseduta dalla Kloster); la seconda traccia un profilo del 25enne partigiano zuglianese (la famiglia, la giovinezza, gli studi, la guerra, la resistenza…) e, per finire, la terza ricostruisce le circostanze della sua morte.

Lucia Marie ha contattato l’editore del sito, lo stesso Offelli, per sapere se avesse altre notizie su Alfredo. E’ così iniziato uno scambio di e-mail e di materiale, che ha permesso di ricostruire l’albero genealogico della famiglia, individuando i vari “rami”, tra i quali anche quello americano. Il nonno di Lucia Marie, Giuseppe Fabris, dopo il matrimonio con Lucia Plebs, negli anni 20 emigrò infatti in America, dando origine ad una folta discendenza. Discendenza che mantiene viva una venerazione per l’illustre antenato zuglianese (il padre di Lucia, per fare un esempio, si chiamava Alfredo Teodoro). L’attaccamento dei Fabris d’America al loro antenato è tale che, nel suo viaggio in Europa e in Italia, la signora ha voluto dedicare ben tre giorni alla visita di Zugliano e dei luoghi collegati ad Alfredo.

Accompagnata dal professor Offelli e con la collaborazione delle famiglie di Alfredo Vian e di Valter Vian (la cui moglie, Bruna, era nipote di Alfredo), la 58enne ha potuto vedere la casa in cui nacque e visse l’eroe partigiano, la chiesa e il ristorante in cui si sono sposati, a Calvene, Giuseppe e Lucia, la piana di Granezza dove Alfredo ha combattuto nella battaglia del 6 settembre 1944 e dove è stato ferito.

E, ancora, la casa della Marcellina al Monte di Calvene, luogo in cui il 25enne, lì ospitato assieme ad altri partigiani, è stato catturato dai nazifascisti nel marzo del 1945; Villa Cabianca, a Longa di Schiavon, dove Fabris è stato imprigionato e dove e rimasto per circa quaranta giorni, prima di partire a piedi per fare ritorno a casa, a Zugliano. Non poteva mancare la visita, con deposizione di un fiore, al cippo di Sarcedo, sul greto dell’Astico, installato per ricordare il luogo in cui il partigiano “Franco” (nome di battaglia di Fabris nella Brigata Mazzini) è stato intercettato e ucciso dai tedeschi.

Per finire il sindaco di Zugliano, Sandro Maculan, assieme ad alcuni componenti della giunta, ha incontrato la signora Kloster e i suoi parenti italiani nel salone centrale di Villa Giusti Suman. Nel corso della visita allo storico edificio, l’ospite statunitense ha potuto vedere alcune foto d’epoca e dei documenti storici riguardanti il funerale e l’annuncio della morte del suo prozio, al quale è intitolata la scuola elementare del paese.

Ilaria Martini

vicenzareport.it

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