Arzignano, è a tinte forti il Veneto di “Cartongesso”

Venerdì 22 gennaio, al Teatro Mattarello di Arzignano, si è tenuto il secondo appuntamento della rassegna “Storie teatrali” che ha visto protagonista della serata il romanzo “Cartongesso”, di Francesco Maino, esordio letterario che ha vinto nel 2013 il Premio Calvino. Il libro, presentato al pubblico attraverso il reading degli attori Giuliana Musso e Mirko Artuso, racchiude al suo interno l’invettiva violenta dell’avvocato Michele Tessari, di San Donà di Piave, contro il Veneto, terra che l’ha cresciuto e che odia con tutto il cuore.

Il “bassopiave”, groviglio di “avvitopi”, ovvero avvocati di provincia pronti a lucrare sul prossimo, e delle solite facce che fondano la loro vita sul matrimonio, la chiesa e gli “schei”, intervallando il vuoto attaccamento al territorio con l’ombretta mattutina o lo spritz prima di cena, rappresentano tutto quello che Tessari, uomo poco realizzato nel lavoro e nella vita sociale, non sopporta. Ad affiancare i due attori che si alternavano nella lettura di passi del romanzo di Maina c’era la bellissima voce di Patrizia Laquidara, accompagnata dagli arrangiamenti musicali di due esponenti del gruppo “La piccola bottega Baltazar”, ovvero Giorgio Gobbo alla chitarra e Sergio Marchesini alla fisarmonica.

«Il Veneto è tutto uguale» esclama con voce sconsolata Mirko Artuso, che ha anche firmato la regia dello spettacolo. E’ finita quell’epoca gloriosa legata alla Prima Guerra Mondiale, quando gli uomini combattevano per la patria. Con una serie di epiteti forti, come “la gente più bifolca, affamata, ignorante d’Europa”, Tessari ricorda le grandi migrazioni del passato quando viaggiare significava dimenticare, perdersi.

A leggere “Cartongesso” sembra che il Veneto sia la peggiore regione italiana, ma il protagonista, nonostante l’invettiva furiosa, ammette che non lascerebbe mai la sua terra. Avrebbe avuto più volte l’occasione di scappare, dopo raffiche di spritz, ma non l’ha mai fatto. Questo vuol dire che quell’insieme di valori veneti (terra, schei, morosa, figli) gli è entrato nell’anima e vorrebbe farlo suo ma, come ammette tra lui e il “bassopiave”, non c’è mai stato un riconoscimento reciproco.

Tessari, veneto antiveneto, mette in fila una serie di luoghi comuni: i suoi concittadini sarebbero evasori fiscali, leghisti, razzisti, beoni e bifolchi; dopo elementari, medie, liceo e laurea non hanno letto più nulla se non la guida della tele o “Quattroruote”. Il loro unico obiettivo, costruire il capannone vicino casa, avrebbe trasformato la regione nel “bidè di provincia”. Le voci forti e chiare degli attori e la bellissima melodia arrangiata dalla Piccola Bottega hanno reso la serata, anche se vicentina e veneta, indimenticabile.

Camilla Bottin

vicenzareport.it

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