IL RACCONTO: “IO SACERDOTE IN VISITA AI MALATI IN TERAPIA INTENSIVA”

L’esperienza di Don Paolo Magoga all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso
FONTE – Mercoledì 31 marzo alle ore 14.30 don Paolo Magoga, sacerdote della Diocesi di Treviso e presidente della Fondazione Opera Monte Grappa, rinnoverà la visita agli ammalati in terapia intensiva dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Ad accompagnarlo ci sarà Luca Ferrarese presidente del Reparto Donatori di Sangue di Fonte. Per l’occasione Ferrarese donerà al personale – a nome dell’associazione – 70 uova pasquali a cui è stato allegato un messaggio di augurio e speranza di don Paolo.Don Magoga fa parte del gruppo di sacerdoti diocesani, assieme a un diacono, che si sono resi disponibili su proposta del Vescovo, a essere presenti in alcuni reparti dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. L’iniziativa è stata concordata con l’Ulss 2 e in supporto al servizio religioso dei padri Camilliani. E’ su base volontaria e gratuita e prevede che i sacerdoti possano entrare in particolare nei reparti che accolgono i malati Covid, con tutte le protezioni necessarie. A turno sono presenti due pomeriggi alla settimana.«Conosco diverse persone che lavorano in ospedale. La situazione è delicata – mi dicevano – Non potresti venire a dare loro una benedizione”? Ho accolto l’invito loro e del Vescovo. Sono andato e continuo ad andare – racconta Don Magoga – Prima di entrare in reparto mi corazzano per bene: copriscarpe, cuffia per i capelli, nuova mascherina, camice e guanti, igienizzante. Ad accompagnarmi la caposala del reparto. Ogni volta vivo una particolare emozione e cerco di non turbare il silenzio, il lavoro di medici e infermieri. Mi viene in mente il motto di San Benedetto: “Ora et labora” (prega e lavora). Mi sento come un novizio in un tempio dove non si respira dolore ma attesa. Tutto sembra sospeso, tra la vita e la morte. La caposala mi dice che un paziente ha 40 anni, un altro ha la mia età poco più di 50. Potrei essere io.Mi avvicino ad un letto. L’infermiera mi porge una garza, strumento base di ogni medicazione, ed io la intingo nell’ampolla dell’olio per gli infermi e sfioro, come da rito, mani e fronte del malato. Recito la formula e benedico. La preghiera si confonde col sussurrare degli operatori sanitari. Ad ogni letto un cambio di garza, un infermiere si segna, ci accompagna con una preghiera. Ministero il mio, ministero il suo. Nel piegarmi, nel toccarli per l’unzione, nell’accarezzarli per un silenzioso saluto mi sento così vicino eppure così lontano. Davvero sei qui, Signore, pane di carne, spezzato, in questi letti, e ti scorgo, mistero. Nell’impotenza della sofferenza e nella dedizione di chi si fa compagno di viaggio, Tu sei lì.Sento che il mio sacerdozio è condiviso da chi mi ha chiamato lí perché corpo e anima si curano insieme. Al termine del “giro”, nel grazie che ricevo dal personale, sento che quell’unzione ha toccato tutti perché, alla fine, siamo tutti pazienti. E mentre mi tolgo “i paramenti” per tornare alla mia vita mi rendo conto che qualcosa mi è rimasto dentro. Sono stato contagiato da quel luogo e da quelle persone. E’ come se fossi entrato nella locanda del Buon Samaritano e avessi visto quello che da fuori non si vede: la cura. Sono entrato per ungere e sono stato unto con l’olio del rispetto, della dedizione, dell’onore dato a chi, sebbene “sconosciuto”, è trattato come un amico». l Reparto Donatori Sangue nasce nel 1962 nell’ospedale di Bassano del Grappa, quando ad un centinaio di persone viene chiesto di unirsi a formare una “banca”. Ai volontari venne prelevata una fialetta di sangue per definire il gruppo sanguigno e così ebbe inizio la storia del R.D.S. affiliato alla locale sezione Alpini. Una storia che dopo 59 anni è ancora viva e in pieno svolgimento. Nel 1966 nacque un gruppo di donatori di Sangue anche a Fonte impegnato in tante attività del territorio. Oggi il gruppo vede 180 associati. «Obiettivo che ci siamo prefissi – spiega il presidente Luca Ferrarese – è quello di diffondere nella società il senso della necessità e la convinzione dell’alto significato morale della donazione a chiunque ne abbia bisogno, con esclusivo perseguimento di finalità e di solidarietà sociale».

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