PILLOLE DI GOLF/347: LA COREANA KIM A LIM VINCE A SOPRESA L’US WOMEN’S

Non aveva mai giocato sull’Lpga. Tra i maschi, esordio per il figlio di Tiger Woods
HOUSTON (USA) – Il periodo delle feste quest’anno è stato denso di difficoltà ha fatto un po’ scemare l’interesse per tante cose, tra cui il Golf. Ci sono però due eventi, avvenuti a ridosso, che non possono passare sotto silenzio: l’US Women’s Open, appunto le donne, e l’esordio di Charlie, il figlio di Woods. L’US Women Open ha visto la partecipazione delle nostre tre azzurre di talento Caterina Don, Benedetta Moresco e Alessia Nobilio. Era il quarto e ultimo major stagionale, visto che il quinto, l’Evian Championship in Francia, è stato annullato.
Nel field del Women’s Open, erano presenti le migliori giocatrici del momento, comprese le prime nove del ranking mondiale. Le tre italiane sono da anni tra le più forti giocatrici della squadra azzurra, e vincitrici in più occasioni in campo internazionale. L’evento ha avuto luogo sui due percorsi del Champions Golf Club (Jackrabbit e Cypress Creek), a Houston in Texas, Stato in cui tornava per la seconda volta, dopo quella del 1991. L’invito a partecipare rivolto alle tre italiane al fianco delle migliori giocatrici mondiali, ha gratificato la Federazione Italiana Golf e l’intero movimento golfistico nazionale, perché ha ulteriormente avallato il valore tecnico e agonistico degli atleti azzurri. Da anni, ormai, i giocatori italiani pro e dilettanti, stanno raccogliendo vittorie e riconoscimenti nei tornei di tutto il mondo e in ogni fascia d’età. E anche in questa stagione, purtroppo tormentata, hanno saputo cogliere 18 successi in eventi internazionali.
Tra le eccellenze, portabandiera era la coreana Jin Young Ko, numero uno, tesa a difendere il trono dall’attacco della connazionale Sei Young Kim, che aveva risalito la scala dei valori con due successi il KPMG Women’s PGA, un major, e il Pelican Women’s Championship. La Ko è stata lontana dal Tour per dieci mesi, è rimasta volontariamente in patria per la paura del Covid-19; l’assenza ha assottigliato il suo grande vantaggio ad appena 41 centesimi di punto sulla seconda. Non sono state a guardare le successive nel ranking, tra cui Nelly Korda, la cui condizione era tuttavia da decifrare essendo al rientro dopo nove settimane fermata da un infortuno alla schiena. A difendere il titolo, il suo unico sul circuito, che però ne vanta sei sul tour di casa, era la 24enne coreana Jeongeun Lee6 (il numero sul cognome è dovuto ai tanti casi di omonimia, frequenti in Corea). Avrà un compito difficile, sia perché le sue prestazioni sono altalenanti, sia perché solo sette giocatrici (tutte grandi campionesse) dal ‘46, anno in cui il torneo è nato, hanno confezionato la doppietta. L’ultima è stata l’australiana Karrie Webb nel 2001, l’unica che riuscì a contrastare la svedese Annika Sorenstam nel decennio in cui ha dominato la scena mondiale. Tra le partecipanti, c’era la Thompson, che aveva al suo fianco Tim Tucker ex caddie di Bryson DeChambeau, e la danese Emily Kristine Pedersen, assoluta mattatrice nel LET 2020. Il montepremi era di 5.500.000 dollari, il più alto in assoluto per un evento femminile.
Le tre azzurre, sono accomunate da una serie di successi: insieme, hanno preso parte a due Campionati Europei Girls a squadre in cui l’Italia ha conquistato una medaglia d’oro, e una d’argento. Erano entusiaste di partecipare, orgogliose di dare un contributo alla maglia azzurra.
L’esordio, ha visto le prodezze di Amy Olson, 28enne di Oxbow (North Carolina), che ricorrendo agli effetti speciali, una hole in one con l’aggiunta di tre birdie, ha preso il comando, mentre l’avvio delle azzurre, che stanno facendo un’esperienza gratificante vivendo il major fianco a fianco con le più forti giocatrici del mondo, è stato piuttosto deludente. Non hanno cominciato bene, però, neanche le giocatrici più attese, seppur quasi tutte in grado di recuperare: la coreana Sei Young Kim, numero due mondiale, e la canadese Brooke M. Henderson sono al 37° con 72 (+1). Ha un colpo in più la coreana Jin Young Ko, numero uno del Rolex Ranking, non ancora al top per i dieci mesi lontana dal Tour. Stesso score anche l’altra coreana Jeongeun Lee6, che difende il titolo. La seconda “hole in one” siglata nel primo giro non è stata di gran giovamento alla coreana Yu Jin Sung, che ha messo a segno la palla direttamente dal tee alla buca 4 con un ferro 5, anche lei sul Jackrabbit, ma poi cinque bogey e un doppio bogey hanno prodotto un 76, e la 108ª piazza.
Nella terza giornata si sono avute condizioni molto difficili per la pioggia; al comando è stata la giapponese Hinako Shibuno, 22enne di Okayama, che ha girato in 74, punteggio sufficiente per lasciare a un colpo Amy Olson, leader al primo turno. La giapponese avrebbe potuto divenire la terza giocatrice a vincere due major senza essersi imposta in precedenza in tornei del LPGA Tour.
Gara praticamente da archiviare per altre concorrenti indicate favorite, tra cui la coreana Inbee Park. Sono uscite al taglio le tre dilettanti azzurre, ma oltre all’onore dell’invito, hanno avuto la grande opportunità di fare una esperienza che tornerà utile per il loro futuro.
Sorpresa finale, a vincere è stata la sud coreana Kim A-Lim, che con una grande rimonta ha vinto il più grande campionato di golf femminile al suo primo tentativo, non avendo mai giocato nell’LPGA: tre birdie consecutivi proprio in chiusura, alla buca 16, alla 17, alla 18.
Ed eccoci a Tiger e Charlie Woods. Il ragazzo, 11 anni, ha sostenuto la gara insieme al padre in un torneo in Florida, sul percorso del Ritz-Carlton Golf Club: una gara a coppie con formula scramble su 36 buche, in cui 20 campioni vincitori di major giocavano in squadra con un parente. “Bello vedere quanto ami il golf, mi ha reso orgoglioso, ma non lo spingerò a diventare professionista”. Queste, le parole di Tiger. Sicuramente è presto per dire, ma Charlie Woods ha le movenze precise a quelle del padre, ed è stato curioso vederlo compiere i piccoli gesti particolari: è tal quale nel mettere il blocco degli appunti e il guanto nelle tasche, ha la stessa postura del padre. C’è intesa tra i due, pollice alzato a ogni bel colpo.
C’era anche una proette in gara, la svedese Annika Sorenstam, che ha dominato la scena mondiale per oltre un decennio; giocava con il padre Tom, 14ª. I Woods non hanno vinto la gara, battuti dai quattordici birdie di Matt Kuchar con il figlio Cameron; sono arrivati sesti, con 62, annoverando un eagle nove birdie, un bogey. Charlie Woods era il più giovane ad aver preso parte all’evento, ha mostrato la stessa eleganza del padre, e come lui, è stato capace di stupire. Ha fatto sfoggio anche della sua abilità, dove al par 5 della buca tre ha fatto il secondo colpo lunghissimo con palla in bandiera, che ha fruttato l’eagle.
Paolo Pilla


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