“PERSONALE INSUFFICIENTE PER SMALTIRE VISITE ED ESAMI ARRETRATI”

L’allarme della Cgil sulla ripresa delle prestazioni non urgenti
TREVISO – Dopo mesi di battibecchi sui numeri delle carenze di personale finalmente l’Uss 2 conviene con i sindacati sulla necessità di procedere a nuove assunzioni. Assunzioni che, secondo la Funzione Pubblica CGIL di Treviso, dovranno realizzarsi in tempi brevi e che non possono correggere esclusivamente i vuoti derivanti dai pensionamenti degli ultimi anni, ma che devono avere l’obiettivo di rafforzare il sistema sanitario territoriale.
Grave è, infatti, l’odierno quadro sanitario per l’intera provincia trevigiana: dalle cure palliative, che vedono una situazione di carenza di medici, alle cure primarie. L’attuale pandemia sta poi comportando un enorme incremento del disagio mentale a cui va data una forte risposta territoriale con incremento di tutte le figure professionali. “La legge regionale prevede, infatti, per i Centri di Salute Mentale un operatore ogni 3mila abitanti – afferma Tiberio Monari, FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari -. Per dare una risposta efficace ai bisogni di salute è indispensabile una dotazione organica che sia adeguata agli attuali bisogni”. Questo il richiamo della Funzione Pubblica CGIL di Treviso e della FP CGIL Medici e Dirigenti sanitari.
“I nodi da un anno a questa parte sono mano a mano venuti al pettine, rilevando le criticità di un sistema ancora troppo ospedalecentrico e che ha disinvestito in termini di organici, bensì ha allocato risorse esclusivamente sulle infrastrutture e via via spostato l’offerta di prestazioni sul privato. E così oggi il sistema fatica, quando addirittura non riesce, a garantire nemmeno quanto previsto dalla normativa e dai LEA, con il personale che nel contempo impiegato ancora a operare per la cura e il contenimento del virus, sarà chiamato a far ripartire le attività ambulatoriali, le visite e gli esami non urgenti – spiega Sara Tommasin della FP CGIL di Treviso -. Una mole di prestazioni da recuperare dunque senza un organico sufficiente a farvi fronte, in particolare proprio in quei reparti già segnati da carenze come l’ortopedia di Montebelluna. Gli stessi pneumologi rimasti in servizio lamentano grandi difficoltà. Il rischio è di una ulteriore fuga verso il privato di professionisti che non hanno avuto adeguate risposte in termini di riconoscimento e di integrazione personale”.
“Visto che le visite nel privato sono aumentate a dismisura, essendo l’unica risposta ai bisogni di salute sul territorio, il via libera alla ripartenza delle prestazioni dato dalla Regione sia valido per tutti i professionisti che hanno scelto la libera professione intramuraria – sottolineano i sindacalisti”.

“Inoltre – concludono Tommasin e Monari -, per la tutela della salute del personale e dei cittadini, è fondamentale garanzia il massimo rispetto delle norme, niente assembramenti nelle sale d’aspetto, corretta fornitura e utilizzo dei dispositivi di sicurezza, buona gestione dei tempi”.

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