PILLOLE DI GOLF/346 – CAMPI/30: IL GOLF CLUB ACAYA

Nel cuore del Salento un percorso ricco di fascino e sorprese
VERNOLE (LE) – Siamo nel Salento, nel Leccese, una bella, generosa terra. Una lunghissima teoria di ulivi fa guida per arrivare all’elegante resort “Double Tree by Hilton Acaya”, inserito nel verde della macchia mediterranea, 100 ettari di pregiata vegetazione spontanea. L’architettura del resort è riuscita a far accettare un’eccellente funzionale modernità, in un contesto bucolico, con ripetuti richiami alla preesistente tipica, severa, architettura pugliese. L’albergo è curatissimo, e con ottimo servizio.
Il Campo è molto bello, ma riserva qualche sorpresa: in qualche giornata c’è un robusto vento di bora che penalizza il tee shot, allontanando i fairway; il rough è impossibile, il pre-rough terribile: con estrema voracità, fagocita le palline. La varietà di gramigna seminata fa un intreccio tale che anche di poco fuori dal fairway, si fatica a trovare la. Pallina. Aperto al pubblico nel 2000, il progetto originale del Campo è di David Mezzacane, poi rivisitato nel 2007 nella collaborazione degli architetti, due grandi: Michael Hurdzan e Dana Fry. Il percorso è decisamente impegnativo: par 71, su un Campo di oltre 6.000 metri. Se da un lato il bel gioco è riservato ai giocatori bravi, dall’altro è composto visivamente in modo molto gradevole, in armonia con la natura che lo ospita, e non ha bisogno di eccessive cure. L’impatto visivo è arricchito dai colori, e dai profumi: una colorata, particolare, macchia mediterranea, impreziosita dai tanti ulivi, ed è straordinario il silenzio assoluto, che permette di godere lo spazio e il gioco.
Molto interessante il complesso sistema di laghetti e ruscelli che consente di usare le acque, conservandole ossigenate attraverso un sistema di dolci piccole cascate, intelligente opera di ingegneria idraulica. Nove delle diciotto buche sono accompagnate dagli ostacoli d’acqua laterale alimentati dal sistema.
Per il terzo anno consecutivo l’Acaya ospiterà il Campionato Internazionale Maschile di Golf che si terrà dal 18 al 21 marzo 2021.
Ad un ambiente straordinario, si accompagna l’eccellente cibo, all’Acaya si mangia bene, così come in tutto il Salento, magari anche nei mercati delle cittadine o alle feste patronali. Il solo pensiero delle cose speciali che ho gustato, mi fa venire l’acquolina in bocca. PUCCE (pagnottine senza mollica), SCAPECE (speciale salsina), FAE NETTE E FOJE (purea di fave secche con verdure selvatiche distese sopra), FRISE (taralli di grano duro e orzo biscottati), da gustare caldi, CICIRI E TRIA (pasta e ceci con pasta fritta. Una cucina fondamentalmente povera, i frutti che la terra fornisce da sempre, il cui gusto è tutto speciale. Le sue verdure, la carne, il pesce in particolare quello azzurro e i molluschi, non ho mai mangiato cozze così invitanti. E poi le lumache; le farine povere alternative al grano. Per chi ama i dolci, ecco lo stupore dell’influenza normanna e bizantina, ricchi di miele, cannella, e mandorle. Impossibile non farsi conquistare! Ho apprezzato anche i PASTICCIOTTI (dolce fatto di pasta frolla e cotto al forno, farcito con crema pasticcera).
Il nome Acaya deriva dal nome della famiglia baronale che la ricevette in feudo da Carlo D’Angiò, nel 1294. Il castello, nel suo nucleo più remoto, risale al 1506, fortificato con baluardi, bastioni e fossato nel 1535 per difesa dai predoni. Di fatto fu attaccata ed espugnata dai pirati saraceni nel 1714. Passò più volte di mano tra altre famiglie notabili, ora è proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Lecce.
Durante l’ultima ristrutturazione del Castello, sono affiorate le tracce di una costruzione di epoca medioevale, una piccola chiesa bizantina al cui interno, nascosto in una intercapedine, è venuto alla luce un affresco di quattro metri per tre, perfettamente conservato, databile alla seconda metà del Trecento.
Acaya è un piccolo centro di 500 abitanti, un esempio di città fortificata con strade disposte a maglia ortogonale, tipico dell’Italia Meridionale del XVI secolo. È sede di una mostra permanente sugli scavi archeologici di Roca Vecchia e altri eventi per tutto il corso dell’anno. Posta a 5 km dal mare Adriatico, comprende la Riserva naturale “le Cesine”, oasi naturalistica del WWF. Qui è l’antico borgo di Segine, di epoca medievale. Il toponimo si rifà al latino “seges” – zona incolta. Era popolata mille anni fa, oggi è habitat per differenti specie animali e vegetali. Una biodiversità dovuta alla presenza di acqua salmastra, che crea rifugio a numerosi uccelli acquatici. Dista soltanto 8 km da Lecce, la regina del Barocco, dai ricami di pietra, città che non si può non visitare.
Nucleo culturale del Salento, Lecce, è tra le più belle città d’arte del Meridione, detta anche “la Firenze del Sud”. Una città che stupisce i visitatori. Le sue origini di antico Salento, della Messapia (terra tra i due mari), si mescolano con quanto rimane della dominazione romana, ma su tutto si impone l’esuberanza del barocco seicentesco delle chiese e dei palazzi.
Fu durante il Regno di Napoli che Lecce poté svilupparsi architettonicamente e arricchirsi di decori nelle facciate. Per l’originalità che la caratterizza, dovuta anche all’uso del caldo marmo locale, la sua architettura è definita “Barocco leccese”.
È piacevole una camminata per le vie del centro, calpestare i basoli: Oltrepassando l’arco di Porta Napoli, e percorrendo la via principale costellata di palazzi nobiliari, si arriva al cospetto di piazza Duomo, che ospita la Cattedrale di S. Maria Assunta, con il campanile riccamente decorato in una delle facciate, e il palazzo Vescovile di epoca rinascimentale, ulteriormente accresciuto da un luminoso loggiato. Nei vicoli e nelle piazzette, poi, fan bella mostra archi, rosoni, ghirigori di pietra, colonne tortili. Se invece si accede da Porta Rudiae, ci si può infilare negli antichi bassi delle Giravolte, quartiere multietnico, oggi come un tempo crogiolo di etnie e culture.
Una particolarità, la carta pesta leccese, fatta con materiali poveri: Carta, paglia, stracci, colla e un po’ di malta. Con questa, tra il XVII e XVIII secolo, si sono plasmate molte statue di Madonne e di santi molto espressive, per le chiese della città, che venivano esibite durante le processioni religiose.
La storia della produzione di cartapesta leccese è riportata al Museo della Cartapesta, che ha sede nel Castello situato nel cuore della città, proprio al confine tra la città vecchia e il centro moderno, struttura difensiva voluta dall’imperatore Carlo V, maestosa fortificazione ricca di storia, in cui si svolgono mostre.
Seppur rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva l’originale impianto trapezoidale con i quattro bastioni angolari a punta di lancia. Il corpo centrale risale al XII secolo, il mastio quadrangolare, la cosiddetta Torre Quadrata, inglobato nella costruzione cinquecentesca, è angioina.
Qui, ma un po’ dappertutto ciò che va maggiormente apprezzato è il rigore architettonico degli esterni, tipico delle strutture difensive cinquecentesche.
Molto interessante è recarsi alla vicina Roca Vecchia, dov’è possibile visitare la “Grotta della Poesia”. Al suo interno, iscrizioni messapiche.
La terra di Puglia offre tante altre cose belle, ma questo angolo che fa capo al Golf Acaya merita sicuramente di essere maggiormente conosciuto.
Paolo Pilla


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