CATEGORIE ECONOMICHE TREVIGIANE: “A QUESTO PUNTO SI TENTI LA ZONA ROSSA”

Servono però ristori adeguati per le imprese chiuse
TREVISO – Il governo è pronto a rinnovare le restrizioni anti-Covid anche nel periodo successivo alle festività natalizie. In particolare nel fine settimana del 9 e 10 gennaio, dopo che con l’Epifania scadrà il decreto in vigore, tutta l’Italia diventerà zona arancione. Per i rappresentanti delle categorie economiche trevigiane, in particolare da quelle più colpite come il terziario, tuttavia, a questo punto sarebbe meglio entrare direttamente in zona rossa. Non solo perchè questa classificazione, a differenza delle altre, prevede il riconoscimento dei ristori alle attività chiuse, ma anche per cercare di imprimere una decisa inversione alla curva dei contagi.
Lo ribadisce ad esempio Federico Capraro, presidente provinciale di Confcommercio condividendo il ragionamento fatto anche da Dania  Sartorato, della Fipe: “Non solo per ristori, che sappiamo bene essere comunque inadeguati, ma anche nella logica di uscire il più velocemente possibile da questa situazione: se il condizionamento della zona gialla non ha portato i risultati, a questo punto bisogna provare altre soluzioni”. Il leader degli imprenditori del terziario, spiega come non sia un cambio di rotta rispetto alle posizioni, da sempre sostenute dall’associazione, riguardo alla necessità di convivere con il virus, ma la presa d’atto di come la diffusione dell’epidemia sia ancora in preoccupante crescita. Capraro avverte, peraltro, come in altre regioni, come la Lombardia, o in altri stati, ad esempio la Germania, pure misure più rigide finora non abbiano dato gli effetti sperati. Il numero uno della Confcommercio insiste soprattutto perchè questo periodo venga utilizzato per progettare la ripartenza: “Se dal punto di vista sanitario – dice – va bene provare ogni possibile soluzione, dal punto di vista economico servono poche linee guida, chiare, ben definite, a lungo raggio e grandi progettualità su cui investire le risorse, non questa miriade di contributi a pioggia del tutto inefficaci. Il Paese è basato sulle micro e piccole imprese: o salviamo questo tessuto imprenditoriale o salta il Paese. I rubinetti, i monopattini o i banchi a rotelle, sia detto con il massimo rispetto, non sono aiuti alle imprese”.
Concorda anche Mario Pozza, presidente della Camera di commercio di Treviso e Belluno: “A questo punto meglio una zona rossa per quindici giorni, ma che porti un beneficio sulla curva dei contagi”, sottolinea il presidente della Camera di commercio di Treviso e Belluno, Mario Pozza. “Il mondo dell’impresa chiede innanzitutto certezze – afferma – In questi giorni si parla di zone gialle, arancioni, rosse, da ultimo addirittura di zone bianche. I consulenti tecnici diano indicazioni chiare e il governo adotti un provvedimento definitivo: non si può proseguire in un’agonia in cui le normative cambiano di continuo. Ormai va imboccata una strada decisa, ovviamente salvaguardando le realtà più colpite, a cominciare da quelle del turismo e dell’accoglienza. E nel frattempo si lavori h-24 alla campagna di vaccinazione”.
Anche il massimo rappresentante dell’ente camerale non nasconde la preoccupazione per i prossimi mesi, soprattutto perchè, alla crisi Covid, si aggiunguno scadenze fiscali e norme più stringenti sulla concessione del credito: “Ci sono comparti in salute, ma si rischia davvero il default di moltissime micro e piccole imprese, per la quali la gestione sta diventando insostenibile, con tutte le conseguenze sugli investimenti e l’occupazione”.
Per Vendemiano Sartor,  presidente di Confartigianato Marca Trevigiana, il prossimo decreto governativo deve superare il sistema delle zone e dei codici Ateco per i ristori, per basarsi, invece, su un criterio oggettivo e puntuale: il calo effettivo di fatturato rispetto all’anno precedente. “Altrimenti si rischia di dare soldi anche a chi non ne avrebbe bisogno e, al contrario, darne troppo pochi a chi effettivamente è in difficoltà”. E pure Sartor guarda al futuro: “Con il vaccino speriamo tutti che l’emergenza si alleggerisca progressivamente: allora bisogna iniziare a porre in essere un confronto su cosa fare per tornare alla normalità e favorire la ripresa”.

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