DA 25MILA E 34MILA ASSUNZIONI A RISCHIO NEL TERZIARIO TREVIGIANO

Gli effetti della crisi Covid sul settore
TREVISO – Nelle crisi dei decenni scorsi, il terziario si era rivelato un serbatoio per reinserire lavoratori espulsi da altri settori. Ora, con l’emergenza Covid, rischia di non essere più così. Nella Marca, commercio, turismo e servizi già oggi devono scontare un di oltre 15mila assunzioni in meno, nei primi sei mesi del 2020, rispetto al trend atteso. Ma le prospettive non sono rosee.
L’economista Alessandro Minello ha curato con il suo staff del centro studi EbiCom Lab, il Generale Report 2020 sul terziario trevigiano.
Andamento simile, anche se numeri assoluti più contenuti, anche per le imprese: già dopo i primi sei mesi, in provincia ne mancano all’appello 275. Se la situazione sanitaria reggerà bene, per fine anno è prevedibile un recupero per chiudere a meno 137. Nello scenario peggiore, invece, il calo è stimato in 458 unità.
Il settore, però, sta reagendo, cambiando organizzazione, modalità di lavoro, strumenti di vendita e di contatto con i clienti. E proprio nella pandemia come ha ricordato, il presidente della Camera di Commercio Treviso – Belluno Mario Pozza “il commercio di prossimità ha dimostrato tutta la propria valenza e forza attrattiva”.
Più che sussidi, gli imprenditori del terziario sollecitano un contesto in grado di agevolare la ripresa. L’invecchiamento della classe imprenditoriale, infatti, è un altro dei fenomeni accentuati della crisi post Covid. Per ogni imprenditore under 30 ce ne sono tre ultra settantenni e, nel primo semestre i giovani sono diminuiti del 14%: per riequilibrare il gap ne servirebbero almeno 5.300.

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