IL DIFFICILE RITORNO ALLA NORMALITÀ DOPO LA GRANDE GUERRA

Un nuovo percorso al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto sul periodo 1919-21
VITTORIO VENETO – «’19-’21. Dopo la guerra»: così è stato battezzato il nuovo percorso museale temporaneo – dedicato al primo dopoguerra – che verrà inaugurato sabato 3 ottobre al Museo della Battaglia alle 17.30, con l’intervento dello storico Danilo Gasparini, docente alle Università di Venezia e Padova
«Un percorso di visita alle sale del nostro museo – spiega l’Assessore alla Cultura Antonella Uliana – costituito da 35 pannelli che propongono altrettanti temi destinati ad integrarsi con l’allestimento facendo quasi da contrappunto. Non si tratta di una mostra ospitata nella sede museale, ma piuttosto di un intervento “sartoriale” che valorizza ciò che il museo racconta, ampliandone i temi e la cronologia, sottolineando quanto la Grande Guerra sia davvero lo spartiacque tra il XIX e il XX secolo e il punto d’osservazione per capire la storia successiva, fin quasi al nostro presente».
«’19-’21. Dopo la guerra» racconta i tre anni che seguirono la fine del conflitto, un momento che sappiamo carico di difficoltà, ma anche di speranze e aspettative. Il percorso – studiato ed elaborato dalle ricercatrici di sintesi&cultura, – pone l’attenzione proprio sugli sforzi per tornare alla normalità che vennero affidati alla cultura, all’arte, allo sport, alla tecnologia… Un impegno per infondere positività alle popolazioni che vivevano le dure conseguenze della guerra, che fu capillare e faticoso, ma non privo di risultati. Fidando in una pace che si sognava solida e duratura. Ma che non lo sarebbe stata.
Affinché questa occasione di incontro al Museo della Battaglia sia anche un momento per conoscere sempre meglio il contesto di cui il museo è perno, è stato invitato il professor Danilo Gasparini, docente di Storia dell’agricoltura e dell’alimentazione nelle università di Venezia Ca’ Foscari e di Padova. Ospite particolarmente gradito, il prof. Gasparini è un volto noto al grande pubblico per le sue ricorrenti presenze a Geo&Geo, ma ha un ricco curriculum che attesta le sue collaborazioni interazionali e i suoi studi sul territorio, dal punto di vista dell’economia agricola e del paesaggio agrario. Il titolo della sua prolusione” Risorgeranno le nostre terre angustiate…” ci porterà a scoprire la realtà del Veneto rurale alla fine della guerra anche dagli occhi di Paul Scheuermeier, un linguista svizzero che tra il 1921 e il 1922 percorse il Veneto in lungo e in largo. Armato di questionari, macchina fotografica e grande capacità di osservazione ha rilevato le varietà linguistiche del Veneto rurale, le tecnologie agrarie e i modi dell’abitare, tracciando profili dei contadini che faticosamente si sottoponevano ai suoi questionari.
«Un approfondimento che è figlio del lockdown – spiega ancora l’Assessore Uliana. – Anche le sale del Museo della Battaglia sono infatti rimaste chiuse per 12 settimane, private della relazione con i diversi pubblici, quella che trasforma una raccolta di oggetti in un Museo e che lo fa vivere».
Le studiose di sintesi&cultura, nell’impossibilità di dedicarsi alla didattica, hanno messo a disposizione le proprie ricerche e gli interessi cresciuti negli anni intorno all’impegno per far conoscere questo Museo. Sintesi&cultura con questo lavoro vuole anche festeggiare i suoi (primi) 20 anni di attività. Per la gran parte legati proprio al Museo della Battaglia.
Lo spunto è arrivato dalle parole usate dai media per raccontare la pandemia da Covid19: un lessico che evocava la guerra, più precisamente la Prima Guerra Mondiale. Il confronto tra la nostra condizione di limitata mobilità e quella dei soldati che vissero in trincea o dei civili durante l’occupazione è certamente eccessivo, ma colpisce quanto la Grande Guerra rappresenti un bagaglio culturale condiviso e ancora vitale. E il Museo della Battaglia poteva da questa realtà trovare una ulteriore ragion d’essere.
Tra gli scopi di questo percorso vi è anche quello di suggerire una riflessione sul confronto tra la guerra e la pandemia da Covid19. In tutti i testi è possibile cogliere dei parallelismi, ma un solo un pannello rinvia con immediatezza ai giorni del lockdown e riunisce una poesia di Ungaretti e una delle immagini iconiche di questa pandemia. Nella trincea vengono presentate l’organizzazione sanitaria, le malattie come la Spagnola e le gravi lesioni subite dai soldati che hanno però portato a nuove soluzioni di cura. Lungo le scale si precisa la visione positiva che l’arte e lo sport offrirono nell’immediato dopoguerra. Nell’armeria si analizza lo slancio dell’aviazione che incarnava l’aspirazione alla modernità, ad un mondo nuovo. Nella sala dell’occupazione l’attenzione si sposta verso il confine orientale e la cultura mitteleuropea, si declina il nuovo ruolo delle donne e la novità dell’Esperanto, si segnalano nuovi personaggi del Corriere dei Piccoli e si racconta il ritorno a casa di due eroi. All’ultimo piano troviamo informazioni sui Trattati di Pace e spunti legati alla ricostruzione e alla necessità di celebrare i caduti a livello locale, nazionale e internazionale.
La curatela è di Maria Cavasin e Silvia Bevilacqua. I testi sono delle operatrici didattiche di sintesi&cultura: Camilla Peruch, Francesca Da Ros, Maria Cavasin, Monica Bassanello, Silvia Bevilacqua, Sonia Santin. La cura grafica dei pannelli si deve a Giuseppe Dei Tos, la stampa a Eliografia Lezier.

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