TREVISO RINNOVA IL DONO DEL CERO ALLA MADONNA GRANDA

Il vescovo: "Anche nella pandemia, ci ritroviamo qui come comunità civile"
TREVISO – “Maria è la donna della novità di Dio nella storia. In Lei si dispiega pienamente tutta la dirompente potenza della risurrezione di Cristo, unica vera novità della storia”: così il vescovo Michele nella mattina del 15 agosto, durante la messa per la solennità di Maria Assunta in cielo, celebrata nel santuario trevigiano di Madonna Granda.
Anche quest’anno si è ripetuto, nel santuario, davanti all’immagine venerata della Madonna col Bambino, il gesto del dono del cero da parte del sindaco, Mario Conte, a nome della città di Treviso. Per le norme anti-contagio non è stata possibile la consueta processione: a “scortare” il cero votivo, oltre al vescovo e al sindaco, il solo presidente del Consiglio comunale Giancarlo Iannicelli. Numerosi però gli amministratori presenti in chiesa: l’assessore Alessando Manera e svariati consiglieri e, tra le altre autorità, il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Gianfilippo Magro. E soprattutto molti i fedeli partecipanti, accolti sia in chiesa che nel chiostro della basilica.
“Maria non è separata da noi, Lei è con Cristo,la prima di tutti noi.La forza della risurrezione agisce infatti anche nella nostra vita, nella nostra storia, anche se non si è ancora manifestata in pienezza” ha ricordato il Vescovo.
L’immagine del Signore della vita che prepara un rifugio e salva dal drago la donna che ha appena partorito e il bambino, nel racconto dell’Apocalisse, ci ricorda – ha spiegato – che nelle pieghe della storia rimangono dei luoghi di accoglienza, di speranza e di luce anche in situazioni e in tempi difficili. E’ il cielo,non lontano o astratto, che “può trasparire nelle vicende della vita quotidiana, laddove sembra invece che non ci siano più futuro, dove il momento fragile del mettere al mondo, di dare alla luce è esposto alla violenza dell’indifferenza, dell’egoismo, della ricerca di un bene individuale che non tiene contro di altri e di altro. Sembra infatti talvolta che siano le forze di male ad avere l’ultima parola, a dettare l’agenda delle piccole e grandi decisioni di questo nostro mondo “ ha ricordato mons. Tomasi.
Ma la donna dell’Apocalisse mette al mondo il figlio, anche nella prova, e tante persone, quotidianamente, mettono al mondo speranza e futuro: è “la fatica di tanti, anche oggi, per vivere con impegno e responsabilità questo tempo complicato, per mantenere in equilibrio il sistema sanitario, per riaprire le scuole come un luogo di esperienza educativa e di autentica speranza per il futuro; gli sforzi per arrivare ad un autunno di cui temiamo fatiche e sacrifici, preparati al massimo delle nostre possibilità, senza allarmismi e senza superficialità; l’impegno di chi affronta il momento difficile dell’economia aprendo prospettive di autentica umanità e di vera attenzione al creato, con professionalità e coraggio; la tenacia di chi continua a credere che le comunità cristiane debbono essere luogo di incontro tra le persone, di sostegno a chi è solo, di ascolto della Parola di Dio e di confronto sulle risposte da dare alle domande di senso e di bene che la vita pone; tutto ciò e molto altro ancora è rappresentato dalla donna vestita di sole, dalla madre che anche nel pericolo e nella prova mette al mondo il figlio, la speranza di futuro, la novità di vita. Tutto questo si alimenta con la forza che il Cristo crocifisso e risorto continua a donarci: Lui ha vinto davvero la morte. Vivere con lui e come lui ci permette di sperare nella sua stessa vittoria”, di trovare un senso nuovo per la vita e di mettersi in cammino come Maria, per condividere la propria gioia e servire.
Ricordando la tradizione, conservata nel tempo, del dono del cero da parte della città alla “Madonna granda”, il Vescovo Michele ha sottolineato come, “nella soluzione di conflitti piccoli e grandi, nella difesa della libertà, nello sforzo di uscire con la solidarietà dalla tragedia della guerra, nelle sfide grandi della pandemia, la città si è ritrovata e si ritrova come comunità civile, non come insieme disunito di individui. E si raduna davanti ad una Madre, per ritrovare la fonte della fraternità necessaria a ri-generarsi. La fiamma del cero donato dal Sindaco e dal Comune rappresenta la luce – piccola, debole talvolta – che può venire solamente da una concordia di impegno per il bene di tutti. Non è un faro che spazza ogni buio ed ogni ombra, ma può essere valida compagna di strada per il prossimo passo da percorrere; essa non ci impone nessuna uniformità, ma silenziosamente ci mostra l’efficacia e la bellezza del dono di sé per il bene di tutti, nel dibattito anche, che è ricerca del bene possibile e mai distruzione delle ragioni della convivenza e dello sviluppo”.
“Questo dono rappresenti la nostra fiducia nella vita, nelle risorse e nella dignità della persona, nel futuro – ha concluso mons. Tomasi -. E possa illuminare le nostre speranze, dare consolazione, infondere coraggio”.
Al termine della celebrazione il Vescovo ha recitato una preghiera di affidamento a Maria.
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